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PIANO REGIONALE DI PREVISIONE, PREVENZIONE E LOTTA ATTIVA
CONTRO GLI INCENDI BOSCHIVI 2005-2007

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(documento integrale tratto dal pdf disponibile sul sito della regione autonoma della sardegna. per tutti i riferimenti di tabelle e grafici potete consultare il documento in formato pdf)

REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA

ASSESSORATO DELLA DIFESA DELL.AMBIENTE CORPO FORESTALE E DI VIGILANZA AMBIENTALE Anno di revisione: 2006

PIANIFICAZIONE GENERALE I PARTE GENERALE

1. Introduzione

1.1 Il Piano Regionale Antincendi (P.R.A.I.) è stato redatto in conformità a quanto sancito dalla legge quadro nazionale in materia di incendi boschivi (L. n. 353/2000) e alle relative linee guida emanate dal Ministro Delegato per il Coordinamento della Protezione Civile (D.M. 20.12.2001). In attesa di una normativa regionale di recepimento, la materia è disciplinata, anche in Sardegna, dalla citata legge quadro n. 353/2000.

Il Piano è diretto a programmare e coordinare l’attività antincendio degli Enti Pubblici e di tutti gli altri Soggetti concorrenti. In questa prospettiva il P.R.A.I. ha assunto una maggiore articolazione e una strutturazione più vicina alla complessità della realtà che deve rappresentare e coordinare.

1.2 Il Piano contiene il quadro delle conoscenze tematiche appositamente elaborate al fine di pianificare al meglio le attività di prevenzione e lotta attiva. Si è cercato di delineare meglio il modello organizzativo generale, cioè quello costituito dalla pluralità di soggetti istituzionali e non, che concorrono in forme e ambiti diversi al perseguimento degli obiettivi del Piano. L’allegato cartografico contiene la sintesi dell’attività di pianificazione sia in termini di previsione del rischio di incendio boschivo che in termini di ottimizzazione delle risorse disponibili per le attività di lotta attiva. 1.3 I piani operativi ripartimentali costituiscono un allegato specifico, essi contengono gli aspetti più operativi ancorati alle giurisdizioni territoriali delle strutture del Corpo, affinché il modello concettuale ed attuativo aderisca meglio alle diverse realtà della Sardegna. Analogamente e conformemente a quanto prescrive la L. 353/2000 una apposita sezione del Piano è riservata ai Parchi Nazionali presenti nel territorio della Sardegna.

Ai fini operativi, considerato il particolare momento istituzionale che vede la nascita delle nuove Province di Gallura, Ogliastra, Sulcis e Medio Campidano, tutti i dati di analisi territoriale sono riferiti alle vecchie quattro province storiche.

1.4 Per i suoi contenuti il P.R.AI. assume il carattere di Piano degli Obiettivi, dei Programmi e delle Priorità del C.F.V.A. ai sensi della L.R. n.31/98 dove gli obiettivi da perseguire possono essere così sintetizzati: A. riduzione del numero di incendi nei boschi e nelle campagne; B. contenimento dei danni provocati dagli incendi. Il P.R.A.I. ha validità di tre anni, a partire dalla data di deliberazione della Giunta Regionale.

1.5 Il P.R.A.I., inoltre, rappresenta lo strumento di pianificazione settoriale attraverso il quale l’insieme delle azioni e degli interventi assumono carattere organico e coerente al perseguimento degli obbiettivi della misura 1.9 del POR Sardegna 2000 – 2006.

1.6 Dal punto di vista delle premesse generali, non può essere taciuto che i principali riferimenti ideali e metodologici della costruzione del P.R.A.I. trovano ispirazione nei principi e nelle idee/analisi sviluppate nel corso del Convegno del maggio 2004 “Incendi boschivi, dalla prevenzione alla analisi delle cause” organizzato dal CFVA proprio in base al PRAI 2004 e di cui sono stati stampati gli atti.

1.7 Sempre più la fase della lotta attiva, che pure mantiene un’impalcatura strutturata e fondata sui principali soggetti operativi della Regione, in primis il C.F.V.A. responsabile della direzione e coordinamento delle operazioni, ma anche l’EFRS, con il suo patrimonio di risorse umane diffuse nel territorio, viene accompagnata alla fase della conoscenza del fenomeno (investigazione) al coinvolgimento attivo nella responsabilità sociale (soggetti pubblici e privati che debbono concorrere a tutte le azioni di rimozione delle cause, anche solo potenzialmente, di innesco dell’incendio.

1.8 A questo proposito pare opportuno richiamare in questo documento le conclusioni cui il Convegno è giunto, attraverso la redazione della cosidetta “Carta di Cagliari”, una sorta di decalogo di riferimento per l’assunzione di impegni di responsabilità a tutti i livelli della società civile, a cui si rimanda ( fascicolo allegati);

1.9 D’altra parte, è opportuno segnalare che a livello di Unione Europea è alto il dibattito sulla gravità del fenomeno, soprattutto nella fascia dell’Europa Mediterranea (Portogallo, Spagna, Francia, Italia e per essa soprattutto la Sardegna, Grecia, Cipro, ma anche la Slovenia, Croazia etc.) ed il richiamo costante alla Commissione perché adotti strumenti specifici di intervento a protezione delle foreste contro gli incendi boschivi e normative “autonome” e complete (sviluppo di “Forest Focus” e politiche forestali organiche ). Si veda a questo proposito il risultato del recente Convegno di Bruxelles (gennaio2005) nel documento allegato.

2. Descrizione del territorio

La Sardegna, regione di natura insulare posta al centro del Mediterraneo occidentale, ha una auperficie territoriale di 24.000 kmq suddivisi amministrativamente nelle quattro province di Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano, con una popolazione di oltre 1,6 milioni di abitanti e una densità di 68 abitanti per Kmq. Il territorio regionale è caratterizzato in gran parte dalla presenza di rilievi, che, sebbene non raggiungono elevate altitudini conferiscono all’isola un aspetto prevalentemente montuoso-collinare rappresentato per oltre il 12% da un altimetria superiore ai 700 m, per quasi il 50% da un’altimetria compresa tra i 200 ed i 700 m e per il restante 38% da quote inferiori ai 200 m. L’altitudine media è di 338 m s.l.m.; il massiccio del Gennargentu, situato nella parte centro-orientale dell’isola, con la vetta di Punta La Marmora ed i suoi 1834 m, è il rilievo più alto. Dal punto di vista geologico la Sardegna è ricca di formazioni litologiche e morfologiche originatesi nelle diverse ere geologiche. Si segnalano, in tal senso, le formazioni metamorfiche del Paleozoico, costituenti il massiccio del Gennargentu, i tabulati calcareo-dolomitici, cosiddetti “Tacchi”, del Giurassico localizzati entrambi nella parte centro orientale dell’isola. Le catene montuose del Marghine, del Goceano e i Monti di Alà, che con direzione Sud-Ovest-Nord-Est formano quasi una barriera naturale e dividono la Sardegna settentrionale dal resto del territorio. Nella parte settentrionale della Sardegna spicca, in forma isolata, il massiccio granitico del Limbara. In ultimo, sono da ricordare, le antiche formazioni montuose della Sardegna meridionale, risalenti all’era Paleozoica, rappresentate dal Monte Linas, dal Monte Arcosu e dal Monte dei Sette Fratelli. L’aspetto collinare del paesaggio sardo è conferito dalla presenza degli altopiani, assai vari per costituzione geologica ed età di origine. Tra i più antichi si segnalano gli altopiani granitici del Nuorese e di Buddusò, quelli calcarei dell’Anglona e del Logudoro ed i pianori della Planargia e del Bosano. Quest’ultimi costituiti da vulcaniti oligo-mioceniche risalenti a circa 18-20 milioni di anni fa. Di origine più recente sono, invece, gli altopiani basaltici, cosiddetti “Giare”, originatesi circa 4-5 milioni di anni fa, e caratterizzanti il paesaggio della Sardegna centro-meridionale. Analoga costituzione litologica contraddistingue il più esteso altopiano della Sardegna, l’altopiano di Abbasanta-Campeda, sito nella Sardegna centro-settentrionale. La zona pianeggiante dell’isola è rappresentata da due estese piane: la piana del Campidano, che si sviluppa per circa 110 Km da Cagliari sino a nord della città di Oristano, compresa tra i massicci del Gennargentu ad est ed i massicci dell’Iglesiente ad ovest e, dalla piana della Nurra che si sviluppa tra il Golfo dell’Asinara e la Rada di Alghero ad est della città di Sassari. I corsi d’acqua della Sardegna sono caratterizzati, a causa della ridotta distanza tra le vette e la costa, da un regime idrologico irregolare e torrentizio. La portata dei fiumi dell’isola è legata agli eventi pluviometrici che si verificano durante l’arco dell’anno. Sono per ciò caratterizzati da piene rilevanti nei mesi piovosi tardo- autunnali e da magre assai accentuate durante la stagione estiva, quando si rendono più rare le piogge. Solo i corsi d’acqua maggiori quali il Tirso, il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Liscia, il Flumini Mannu e il fiume Temo presentano carattere di perennità. Tuttavia anche questi corsi d’acqua a causa della costruzione degli sbarramenti presentano nei mesi estivi deflussi ridotti e talvolta nulli. Il fiume più importante della Sardegna è il Tirso, che nasce in territorio di Buddusò e sfocia nel Golfo di Oristano, con i suoi 160 Km di lunghezza ed un bacino idrografico di 3375 Kmq. Numerosi sono gli affluenti che alimentano il Tirso: sulla sinistra idrografica, all’altezza del Lago Omodeo, sfocia il Fiume Taloro; nella parte settentrionale del corso del Tirso confluiscono, il Rio Liscoi nella piana di Ottana ed il Rio Mannu nella valle del Goceano. Il Flumendosa che nasce dal massiccio del Gennargentu e sfocia, dopo 122Km, nella costa sud-orientale dell’isola ed il fiume Coghinas, che nasce dal gruppo montuoso del Marghine e sfocia lungo le coste settentrionali dell’isola, rappresentano gli altri due corsi d’acqua di rilevanza regionale. I laghi, presenti numerosi sul territorio regionale, sono tutti di origine artificiale ad eccezione del lago di Baratz, ubicato nella parte nord-occidentale, unico lago naturale della Sardegna. Fra questi il più importante è il Lago Omodeo, con una capacità d’invaso pari a 800 milioni metri3.

Il clima della Sardegna è di tipo marittimo mediterraneo, temperato. La completa insularità e la breve distanza dal mare di ogni suo punto del territorio, conferisce a tutta la regione un clima di tipo marittimo più accentuato lungo la fascia costiera.

La sua posizione geografica fa si che la Sardegna si trovi nella traiettoria delle masse d’aria tropicali provenienti dalle coste africane da un lato, dalle masse d’aria recate dai venti occidentali di origine atlantica dall’altro. La temperatura media annua, registra valori alquanto elevati oscillanti tra 11°C delle zone montane del Gennargentu e i 18°C del Campidano.

Il valore medio annuale delle temperature minime si attesta tra i 7°C per le zone interne e i 14°C per le zone costiere. I valori minimi di temperatura si verificano tra gennaio e marzo, con valori medi mensili compresi tra 1°C delle zone montane del Gennargentu e 7°delle zone costiere. Il valore medio annuale delle temperature massime è compreso tra i 16°C e i 22°C. I valori massimi di temperatura si registrano tra fine giugno ed agosto con valori medi mensili delle massime che raggiungono i 32°C. In alcune località degli altopiani dell’interno si raggiungono punte di 40°C-42°C. La Sardegna è investita per quasi tutto l’anno da venti provenienti da tutte le direzioni. Le maggiori frequenze si registrano per i venti occidentali, soprattutto quelli del quarto quadrante. Nelle coste occidentali, settentrionali e meridionali sono prevalenti i venti di Maestrale (Nord-Ovest), di Ponente (Ovest) e di Tramontana (Nord). Le coste orientali, al riparo dai venti occidentali per la protezione dei sistemi montuosi che si distendono dal Nord al Sud dell’isola, presentano una minore ventosità e sono investite dal grecale (Nord-Est), dal Levante (Est) e dallo Scirocco (Sud-Est). Nelle località costiere è molto attivo il regime delle brezze di mare e di terra.

Il regime pluviometrico della Sardegna è caratterizzato da un periodo piovoso, che va da ottobre ad aprile, e da uno secco che si estende da maggio a settembre. Le precipitazioni nell’isola in termini di distribuzione spazio-temporale sono molto irregolari. Le zone più piovose, per quantità media e frequenza di pioggia, sono le aree a ridosso del Gennargentu, la parte centrale della Gallura, l’altopiano di Campeda e l’Iglesiente. Le zone più secche corrispondono alle piane del Campidano e della Nurra. Le precipitazioni nevose sono generalmente scarse e riguardano le aree a ridosso del massiccio del Gennargentu, le montagne del Marghine e del Goceano.

La superficie forestale della Regione ammonta complessivamente a 1.095.847 ettari con un indice di boscosità pari al 45.5%. (1)Nella tabella 1. sono riportati i valori relativi alla superficie territoriale totale e alla superficie forestale boscata ripartite per provincia, nonché l’indice di boscosità. Nella tabella 2. è riportata la ripartizione, per provincia e per tipologia di formazione, della superficie boscata.

TAB. 1

La superficie non boscata è rappresentata da quelle superfici che pur non essendo ricoperte da bosco sono comunque utili alla produzione dello stesso. Rientrano in questa categoria i viali forestali, i viali parafuoco, i terreni rocciosi, e i terreni paludosi. La superficie forestale riportata nella tabella 2. è costituita prevalentemente da formazioni forestali ascrivibili ai seguenti grandi gruppi e relative forme di degradazione:

-macchia primaria e secondaria, -bosco di leccio -bosco di sughera -bosco di roverella -bosco misto naturale e artificiale di querce -bosco di conifere -bosco misto artificiale di conifere e latifoglie -castagneti -eucalipteti.

TAB.2 (Dati rilevati dal CFVA 1995-1998)

3. Banca dati Il rilevamento dei dati relativi agli incendi e di quelli ad essi connessi, quali quelli inerenti le cause, gli elementi oggettivi predisponenti e i fattori che ne condizionano l'evoluzione, è indispensabile per un'oggettiva valutazione ed interpretazione del fenomeno, finalizzata alla pianificazione delle attività di previsione, prevenzione e repressione degli incendi. Il monitoraggio dell'attività svolta durante la campagna antincendio e dei momenti che ne caratterizzano l'andamento avviene in diverse fasi: la prima di questa è la catalogazione degli eventi. A tale scopo vengono utilizzati appositi modelli, denominati INCE 1 e INCE 2, compilati dai Centri Operativi di Comparto per ogni singolo incendio verificatosi nella giurisdizione di competenza. Il modello INCE 1 riportata le informazioni relative all'individuazione temporale e geografica dell'evento, una prima stima dei danni (Reg. CE 804/94)e le indicazioni principali sulle risorse (uomini e mezzi) impiegate nello spegnimento e sui tempi di reazione dell'apparato antincendio. Il modello INCE 2 riporta le informazioni necessarie all'individuazione e alla quantificazione delle superfici percorse da incendio, dei danni arrecati al soprassuolo e la stima di massima delle risorse necessarie al suo ripristino; riporta inoltre la quantificazione del costo sostenuto per l’intervento di spegnimento. I dati riportati nelle schede INCE 2 vengono riassunti nel modello trimestrale ISTAT FOR 92, il quale contiene informazioni in scala regionale circa le superfici boschive percorse e la perdita economica diretta causata. Il modello INCE 2 viene compilato solo se la superficie globale percorsa da fuoco supera i 100 mq (0,01 Ha). Una seconda fase del monitoraggio dell'attività avviene presso il Centro Operativo Regionale dove sono presenti diverse Banche Dati.

1) Banca Dati storica. Disponibile sia in formato tabellare (.dbf) sia in formato cartografico (.shp), contiene nel formato tabellare gli eventi avvenuti dal 1990 al 2005 sul territorio regionale, e riporta i dati relativi ai modelli INCE 1. Nel formato cartografico riporta tutti i punti d'insorgenza rilevati e corretti, dal 1995 al 2005 su cartografia 1: 250.000. Queste Banche dati vengono aggiornate prima di ogni nuova campagna antincendio e sono un ottimo supporto all'attività di sala in ausilio alle informazioni provenienti dai Centri Operativi Provinciali.

2) Banca Dati dell'attività di volo. Contiene tutti i dati inerenti i voli effettuati per le attività di spegnimento dal 1995 al 2005. La registrazione dei dati in tale archivio avviene in tempo reale e permette, sia un controllo immediato dell'attività in atto, sia un monitoraggio del dispendio di energie e di risorse (anche di tipo finanziario), in funzione dell'arco giornaliero e stagionale. La registrazione dei dati inerenti l'attività di volo permette inoltre un primo controllo incrociato su quanto trascritto nei modelli INCE. 3) Banca Dati delle comunicazioni. Le comunicazioni tra le varie strutture dell’apparato antincendio regionale vengono riportate su appositi registri cartacei. Dal 1997 le comunicazioni con il C.O.R. vengono registrate su supporto magnetico. 4) Banca Dati delle violazioni amministrative e penali. Presso la Direzione Generale del C.F.V.A. vengono raccolti i dati riguardanti le comunicazioni di notizia di reato e ai verbali amministrativi relativi ad incendi boschivi.

3.1. Osservatorio Permanente sugli Incendi La conoscenza dei dati storico-statistici relativi agli incendi rappresenta lo strumento necessario per analizzare il fenomeno e valutarne le cause, così da attuare la migliore strategia finalizzata a ridurre il numero di eventi e mitigarne i danni. Il Corpo Forestale e di V. A. ha avviato uno studio al fine di individuare eventuali correlazioni tra gli aspetti socio-economici e il fenomeno degli incendi. Lo studio ha evidenziato l’esigenza di attivare l’Osservatorio Permanente sugli incendi. L’Osservatorio Permanente sugli incendi, in fase di costituzione, ha come obiettivo prioritario quello di omogeneizzare e riorganizzare i dati statistici acquisiti negli anni mediante l’installazione presso la sede del

C.F.V.A. di una base dati statistica normalizzata e certificata. Altro obiettivo dell’Osservatorio è quello di organizzare un modello concettuale, procedurale e strumentale che standardizzi le modalità di : a) acquisizione, verifica e conservazione della massa dei dati prodotti dalla struttura; b) analisi ed elaborazione dei dati; c) diffusione e divulgazione a livello istituzionale e informativo delle conoscenze acquisite sul fenomeno incendi. Nel corso del 2006 verrà attivato l’accesso, anche per i Servizi Territoriali del Corpo Forestale, al sito internet dell’Osservatorio permanente sugli incendi boschivi, attraverso il quale sarà possibile acquisire direttamente i dati posseduti dal C.F.V.A.. 4. Cartografia tematica di base. La pianificazione antincendio è stata effettuata mediante la costruzione di un Sistema Informativo Territoriale. Le informazioni tematiche considerate sono di seguito descritte.

4.1. Pendenza, Quote, Esposizione. Le Carte sono state acquisite dalla Banca Dati Territoriale del Progetto IFRAS (Inventario Forestale Regione Autonoma della Sardegna). I dati alfanumerici, contenuti nell’archivio IFRAS, sono riferiti ai 150.000 punti di un reticolo coprente l’intera Regione ed avente una maglia quadrata di 400 metri di lato. Al fine di omogeneizzare l’elaborazione di tutti i dati presi in considerazione è stato necessario considerare la maglia IFRAS quale maglia di riferimento.

4.2. Uso del suolo. Questo tematismo è stato realizzato dall’Assessorato degli Enti Locali, Finanze ed Urbanistica, in conformità al Progetto CORINE Land Cover 4°livello ,a seguito dell’interpretazione a video delle ortofoto AIMA del 1998 e delle immagini da satellite Landsat 5 del 1993, consultando anche per un conforto, la Carta Forestale della Sardegna, redatta dalla Stazione Sperimentale del Sughero di Tempio Pausania.

4.3. Limiti amministrativi e giurisdizioni con gli obbiettivi da difendere e le postazioni di avvistamento ° Aree boscate; ° S.I.C.; ° Parchi regionali e nazionali; ° Perimetri forestali demaniali; ° Perimetri forestali in rimboschimento ai sensi del D.L. 3267/1923

4.4. Aree percorse da incendio negli ultimi 5 anni e nell’ultimo anno. Le aree percorse da incendio negli ultimi 5 anni sono state rilevate con procedure e modalità di restituzione disomogenee, pertanto allo stato attuale, non è possibile produrre una cartografia omogenea per tutta la Sardegna che riporti nel dettaglio tutti i rilievi relativi a tali superfici. Una rappresentazione sufficientemente esaustiva ai fini pianificatori è rappresentata dalla carta della frequenza degli incendi e dalla carta delle aree boscate percorse da incendio nell’ultimo anno e negli ultimi cinque anni. Le aree percorse da incendio nell’anno 2005, rappresentate nella cartografia allegata, sono state rilevate in conformità alla determinazione del Direttore del Servizio coordinamento Controllo degli Interventi e dell’Antincendio n. 52 del 10.03.2004. Per gli incendi complessi è consentito l’ utilizzo di mezzi aerei al fine di acquisire le immagini dall’alto del perimetro percorso dal fuoco.

4.5. Viabilità e punti di approvvigionamento idrico per i mezzi terrestri e aerei. La viabilità è stata ottenuta mediante elaborazione della Carta tecnica regionale. Le risorse idriche sono state rilevate sul campo o dalle carte dell’IGM, in funzione dell’idoneità per l’attingimento mediante i mezzi terrestri e aerei a disposizione per la lotta attiva. Sono stati poi elaborati alcuni tematismi relativi all’accessibilità dei vari mezzi aerei disponibili e relativi alle risorse idriche da essi utilizzabili.

5. Analisi statistica dei dati AIB L’analisi delle serie statistiche dei dati sugli incendi, se da un lato aiutano a comprendere vari aspetti del fenomeno dall’altro non fornisce, purtroppo, elementi che consentano di caratterizzarlo definitivamente e di affrontarlo in via risolutiva. Nelle more dell’avvio a pieno regime dell’Osservatorio Permanente sugli incendi i numerosi dati statistici a disposizione della Regione Sarda, raccolti dal C.F.V.A., sono stati analizzati in modo parziale. Tale analisi tiene principalmente conto dei dati relativi, dei valori assoluti e delle percentuali rilevate in un periodo di tempo sufficientemente lungo per fornire una rappresentazione verosimile dell’andamento del fenomeno rispetto ai diversi parametri considerati, quali le superfici percorse, le superfici boscate percorse dal fuoco, la superficie media per incendio, la superficie media boscata per incendio, la distribuzione per classe di superficie boscata, la frequenza per classi di estensione.

5.1. Estensione degli incendi Il clima caldo arido della Sardegna nel periodo estivo nonché la tipologia della copertura vegetale, che in tale stagione presenta un altissimo grado di infiammabilità, sono fattori predisponenti la potenziale propagazione del fuoco. Tale potenzialità che aumenta sensibilmente con l’intensità dei venti, fenomeno pressoché continuo in tutta l’isola, conduce all’affermare che per limitare i danni si debba confidare su un apparato operativo adeguato e tempestivo. Ciò nonostante davanti ad un numero elevato di eventi giornalieri, alcuni possono sfuggire al controllo dell’apparato, causando, in concomitanza di condizioni meteorologiche avverse, danni di grandissima rilevanza ed estensione. Negli anni, come può rilevarsi dall’analisi dei dati esistenti, si è manifestato che nell’arco di pochi giorni spesso si siano registrati danni di poco inferiori a quelli registrati nell’intera campagna. Utile riferimento, esemplare come ordine di grandezza, è rivenibile nelle campagne 1983 e 1994. Negli anni 1995 e 1996 si sono verificate delle singolarità, rispetto ai dati statistici, con un bilancio particolarmente favorevole dei danni, da attribuire alle condizioni climatiche, caratterizzate da precipitazioni anche durante i mesi estivi.

II PREVISIONE

1. Fattori predisponenti gli incendi Per fattori predisponenti s’intendono l’insieme delle variabili che con azione combinata consentono l’innesco di un incendio e la sua propagazione. Essi sono riconducibili alle condizioni climatiche, geomorfologiche e alle caratteristiche vegetazionali soprattutto in relazione all’accumulo di biomassa in una determinatata area e infine all’antropizzazione.

1.1. Il clima Nel corso dell’ultimo decennio si è assistito, durante la stagione estiva, ad un aumento delle temperature medie e dei valori massimi. Le precipitazioni estive sono anch’esse diminuite, eccezione l’anno 2002, caratterizzato da una situazione climatica anomala con abbondanti precipitazioni a partire della prima decade del mese di agosto. Il fattore climatico che determina la maggiore pericolosità, nel caso d’insorgenza d’incendi, è il vento. La costante presenza del vento in Sardegna influisce notevolmente sulla evapotraspirazione del suolo e della vegetazione, contribuendo ad accentuarne l'inaridimento; spesso le sue turbolenze intense e persistenti anche per alcuni giorni, alimentano qualunque focolaio creando seri -talvolta tragici -problemi ove non si riesca a contenere l’evento al suo insorgere. Considerata la notevole importanza che le condizioni climatiche rivestono per una adeguata conoscenza sul fenomeno incendi, l’Amministrazione regionale si è dotata del servizio giornaliero di previsione del tempo, fornito con convenzione annuale, dal Servizio Agrometeorologico Regionale (S.A.R.). Tale convenzione ha l’obbiettivo di monitorare costantemente l'andamento climatico, di disporre delle osservazioni meteorologiche sulle località interessate dagli incendi, nonché di elaborare studi climatici relativi all’incidenza delle singole grandezze meteorologiche sul fenomeno degli incendi nel territorio sardo. La convenzione prevede l’invio, quotidiano al Centro Operativo Regionale,di dati meteo, in forma cartacea e in parte in formato digitale. I servizi forniti dal S.A.R. sono i seguenti:

• emissione giornaliera della previsione del campo di vento sulla Sardegna per la giornata ed il giorno successivo (esteso al lunedì nell'emissione del sabato) con passo temporale di 3-6 ore; • situazione osservata in Sardegna alle ore 5.00 GTM (06.00 locali con ora solare e 07.00 locale con ora legale) e alle ore 12 GTM (13.00 locale con ora solare e 14.00 locale con ora legale); • dettaglio della situazione meteorologica sulla Sardegna nella giornata appena trascorsa e all'inizio della giornata in corso con informazioni su temperature, vento e umidità; • avvisi speciali in occasione di previsioni di vento intenso o temperature particolarmente elevate; • riepilogo settimanale delle osservazioni sulla Sardegna delle principali grandezze meteorologiche, con raffronto con le medie climatiche, trasmesso in formato digitale via e-mail; • osservazione sulla Sardegna delle principali grandezze meteorologiche, rilevate nelle stazioni del

S.A.R. da trasmettere via e-mail, nelle forme e nelle modalità e relativamente a periodi di particolare interesse su richiesta del personale addetto del CFVA da concordare con i tecnici S.A.R.; 16/123

• fornitura, su richiesta del CFVA, delle osservazioni meteorologiche in località interessate da incendi boschivi. • probabilità di vento superiore a 10m/s e di precipitazione superiore a 1mm/12 ore per otto giorni su sette punti di griglia sulla Sardegna; • probabilità di temperatura massima superiore a 30°C per otto giorni su un insieme di località della Sardegna; • Carta dello stato della vegetazione relativa agli ultimi sette giorni e carta delle variazioni dello stato della vegetazione rispetto al massimo primaverile, dedotte da indice di vegetazione NDVI da satellite. L’analisi dei dati SAR richiede uno sforzo per l’elaborazione di strumenti di previsione standardizzati e la loro sperimentazione in continuo: in effetti il valore “grezzo”della previsione, se non è associato alle tendenze nelle 48 e 72 ore in termini di simulazione di pericolo, rischia di rendere più difficile il processo di “reazione” della struttura alle condizioni meteo; si ritiene pertanto di evolvere la collaborazione con il SAR anche con il contributo della modellistica dell’Università di Sassari, ai fini della costruzione in automatico e in buon anticipo sulla giornata a rischio, della carta delle aree particolarmente esposte al pericolo di incendio.

1.2. La geomorfologia Per quanto attiene alla morfologia, le variabili prese in considerazione sono :

• la quota, che influisce sia per la diversa tipologia di vegetazione, sia per la differenza di temperatura, sia per la differenza di precipitazioni. In genere la predisposizione al verificarsi di incendi boschivi diminuisce con l'aumentare della quota • la pendenza del versante determina il formarsi di un certo angolo tra questo ed i raggi del sole. Tanto più questo sarà prossimo ai 90°, tanto maggiore sarà il potere calorifico dei raggi solari sul suolo. Tale angolo varierà ovviamente con la latitudine, la stagione e l'ora del giorno. • l'esposizione infine influisce poiché, il versante si scalderà maggiormente tanto più saranno le ore di esposizione al sole e si disseccherà tanto più in fretta quanto più sarà esposto ai venti ed alle brezze. Anche la rigogliosità della vegetazione e la stessa tipologia della medesima saranno influenzate da questo fattore. Si troveranno specie più verdi e quindi meno combustibili sui versanti a bacio (versante con minor esposizione solare) piuttosto che a solatio (versante maggiormente esposto al sole). 1.3. La vegetazione forestale Nell’area mediterranea, ed in Sardegna in particolare, sotto il profilo vegetazionale è da classificare bosco anche «quella forma di degradazione della foresta di leccio, a statura ridotta a quattro – sei metri, che l’uomo col taglio, col pascolo o con la coltivazione ha trasformato» (Susmel, 1971) e che va sotto il nome di «macchia», bassa od alta secondo i casi, in quanto fase transitoria, suscettibile di evoluzione positiva con la cessazione delle cause antagoniste. Sono pertanto da classificare boschi le «macchie secondarie» in quanto, opportunamente trattate, possono assolvere funzioni forestali ecologiche, produttive e protettive, valutabili anche in termini economici.

La ridotta altitudine dei rilievi e la mitezza del clima accentuatamente marittimo fanno sì che le formazioni vegetali naturali più diffuse in Sardegna siano rappresentate dai boschi xerotermici misti, con prevalenza di specie a foglie coriacee sempreverdi. Le formazioni più notevoli che caratterizzano il paesaggio sono costituite da tre specie quercine: il leccio, la sughera e la roverella. Accanto a queste si trovano formazioni costituite prevalentemente da pini mediterranei (P. pinea, P. pinaster, P. halepensis) o da conifere a rapido accrescimento (P. radiata), o ancora da eucalipti (E. camaldulensis, E. trabutii, E. globulus). La sughera, che può essere assunta quale simbolo della rusticità dell’ambiente pedo-climatico dell’isola, rileva le sue notevoli capacità biotiche di ripresa anche dopo azioni di estrema violenza come gli incendi. I boschi di conifere sono in massima parte di origine artificiale più o meno recente, a prevalenza di specie mediterranee: pino domestico o da pinoli, pino d’Aleppo, pino marittimo, pino laricio, ed altre di origine esotica. Sul piano della vulnerabilità agli incendi, variabile in base alle essenze costituenti il bosco, le formazioni boscate dell’Isola possono essere suddivise, appunto per grado di vulnerabilità, in ordine decrescente: dalle pinete di Pino d’Aleppo, Pino domestico, Pino marittimo e Pino radiato ai querceti di leccio, roverella e sughera. Si può quindi affermare che le pinete in genere, hanno la maggiore vulnerabilità; esse, infatti, sono pressoché distrutte dal fuoco, soprattutto quando questo interessa anche le chiome. Meno vulnerabili nei querceti, ma anche in questi gioca un ruolo fondamentale la presenza o meno dello strato arbustivo e la sua composizione, nonché la consistenza della lettiera e il suo grado di umificazione. La macchia mediterranea, pur avendo una forte capacità di riproduzione agamica, subisce la distruzione totale della parte epigea a causa della presenza di olii volatili essenziali i quali generano incendi violenti e incontrollabili. Le leccete sono sicuramente meno vulnerabili, soprattutto nelle esposizioni a settentrione; in queste la lettiera è sempre fresca, salvo la parte superiore che tende a disseccare; tuttavia l’humus delle leccete, per la propensione a bruciare lentamente e senza emissione di fiamma, può costituire una via subdola per la propagazione del fuoco. I querceti di roverella sono più vulnerabili delle leccete, per la presenza spesso abbondante di foglie secche, trattandosi di specie decidua. Le foglie morte si decompongono lentamente e costituiscono un materiale fortemente infiammabile; così dicasi dei ramuli e delle schegge di legno di piccole dimensioni. Quasi mai gli incendi determinano la distruzione totale dei boschi, bensì il danneggiamento di una parte del soprassuolo, particolarmente in quelli di latifoglie nei quali la rinnovazione agamica ripara, in un arco di tempo variabile, i danni subiti. Questo è vero soprattutto quando al danno da incendio non si sommano quelli concomitanti prodotti dal taglio e dal successivo pascolo. 1.4. L’Antropizzazione L'antropizzazione è chiaramente un'importante fattore predisponente in quanto è assodato che quasi tutti gli incendi sono legati proprio all'uomo o alle sue attività. La presenza di vie di comunicazione, di coltivi e di centri abitati, soprattutto in aree densamente urbanizzate e di zone degradate, quali alcune periferie di paesi, creano quelle premesse per cui è facile che si verifichino incendi sia colposi che dolosi.

2. Cause determinanti Le cause determinanti rappresentano gli aspetti che, definiti i fattori predisponenti, possono dar luogo allo sviluppo e alla propagazione del fuoco. Le cause determinanti gli incendi sono state classificate, in base alla presunta origine, in conformità a quanto previsto nel Regolamento (CE) n°804/94, in quattro categorie :

-origine ignota; -origine naturale; -origine colposa; -origine dolosa;

L’attività investigativa svolta, dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, nell’ambito del territorio regionale, consente di individuare la distribuzione percentuale delle cause determinanti gli incendi. Il numero di eventi investigati è comunque ancora troppo basso per consentire un’analisi esaustiva del fenomeno.

Il grafico seguente, illustra la distribuzione percentuale delle cause determinanti gli incendi investigati nell’ultimo decennio (1994-2005).

Gli incendi aventi origine naturale rappresentano in Sardegna un fenomeno praticamente inesistente salvo quelli causati da fulminazione durante eventuali temporali estivi a forte energia.

Gli incendi colposi sono quelli non espressamente voluti, ma derivano dall’imperizia, dall’incapacità e dalla negligenza dell’uomo, che avrebbe dovuto e potuto prevedere l’evento.

In Sardegna gli incendi colposi sono principalmente legati :

• all’incustodia e/o mancata bonifica dei residui di fuochi accesi in aree di campagna da parte di gitanti, campeggiatori, allevatori, agricoltori; • alla mancata bonifica degli abbruciamenti di ramaglie nelle utilizzazioni boschive; • alla mancata osservanza delle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni di abbruciamento rilasciate in forza delle Prescrizioni Regionali Antincendio; • all’ abbruciamento abusivo di stoppie; • all’esplosione di fuochi d’artificio, lanci di petardi e razzi, o brillamento di mine e esplosivi; • a l’uso di apparecchi a motore, a fiamma, elettrici o meccanici; • alla mancanza di cautele nella apertura o ripulitura di viali parafuoco, delle scarpate delle strade e delle ferrovie; • alla carenza nella manutenzione di elettrodotti o altre linee elettriche; • al getto di fiammiferi o mozziconi di sigarette lungo le reti viarie e/o in aree di campagna; • alla violazione alle norma antincendio nella gestione delle discariche R.S.U.; • alla presenza di rifiuti vetrosi lungo le strade. Gli incendi dolosi sono generalmente legati :

• alla apertura, rinnovazione e miglioramento pascoli; • alla ripulitura dei terreni per lavori colturali agricoli; • al conflitto e/o vendetta tra privati per motivi di pascolo; • al fine di assicurare la continuità occupazionale nei cantieri forestali; • al fine di creare allarme nella struttura antincendio; • ad aspettative di impiego nelle squadre antincendio; • al fine di deprezzare le aree turistiche; • alla piromania; • alla ritorsione a seguito di attività antibracconaggio del CFVA; • al gioco e divertimento di minorenni; • a soggetti in stato di ubriachezza; • a truffe ai danni di assicurazioni; Il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, al fine di approfondire lo studio sull’origine degli incendi presumibilmente originatisi a causa della presenza di rifiuti vetrosi lungo le strade, ha avviato un progetto di ricerca con il Laboratorio di Geologia Ambientale e Termografia del Dipartimento Scienze della Terra. L’obiettivo di tale studio è quello di acquisire nuovi elementi conoscitivi circa le modalità di insorgenza degli incendi dalle pertinenze stradali, aumentati in maniera esponenziale negli ultimi anni. In particolare la ricerca è stata orientata alla rilevazione di eventuali connessioni tra gli eventi incendiari insorti in prossimità dei bordi stradali e la presenza negli stessi di oggetti artificiali quali cocci di bottiglia, bottiglie intere, batterie d’auto abbandonate, pneumatici, ecc.. Ovvero oggetti artificiali che possano determinare un’azione di innesco o catalizzatore di innesco d’incendio, con il loro comportamento fisico rispetto alle temperature raggiunte per effetto della radiazione solare.

La ricerca è stata condotta nel mese di agosto 2004 nel territorio provinciale di Nuoro. I siti individuati per l’indagine sono le banchine stradali e le cunette di alcune importanti arterie viarie quali la S.S. 131, la S.S 125, la S.P. 129 e alcune strade comunali ed interpoderali. Alcuni dei siti scelti si trovano in prossimità dei centri urbani o di aree industriali. I rilevamenti dei dati termici nei singoli siti sono stati effettuati mediante sofisticate strumentazioni in grado di rilevare le variazioni termiche sull’oggetto rilevato e nelle sue vicinanze. Dai rilievi eseguiti è risultato che i valori di temperatura più elevati sono stati raggiunti dai corpi vetrosi. Ad esempio all’interno di una bottiglia abbandonata in una cunetta è stata registrata una temperatura massima pari a 74°.Si tratta di temperature elevate ma non tali da consentire possibili fenomeni di autocombustione. Pertanto si può supporre che i corpi vetrosi in particolare svolgono solo un effetto catalizzatore, che associato ad altri fattori (lancio di una sigaretta, esposizione favorevole al massimo irraggiamento, colore della litologia), possono generare condizioni favorevoli all’insorgenza degli incendi.

3. Periodo di rischio incendi In Sardegna gli incendi rappresentano un fenomeno tipicamente estivo. Tuttavia i dati statistici rivelano frequenti insorgenze d’incendio anche durante l’inizio della primavera, soprattutto nella parte meridionale dell’Isola, dopo prolungati periodi di siccità e temperature superiori alle medie stagionali. Ne consegue la necessità di disporre di una struttura operativa in grado di fronteggiare le emergenze in tutti i periodi dell’anno. Il periodo di rischio è funzione dei fattori predisponenti gli incendi. Le temperature medie misurate al suolo, sul lungo periodo (1922-1992), raggiungono nel periodo giugno-agosto i valori più elevati. Dall’analisi dei dati relativi agli anni 1922-2005, si evince, inoltre, che la media delle temperature nel secondo semestre dell’anno è, in Sardegna, sempre più elevata di quella relativa al primo semestre1. E’ in questo secondo periodo che si registra il periodo di maggior siccità in particolare nei mesi di giugno, luglio, agosto. I due aspetti contribuiscono a far registrare nel periodo giugno-ottobre i massimi valori di evapotraspirazione (anni campione 1999-2005). Uno strumento utile per una eventuale modifica, in termini di dilatazione o traslazione temporale, del periodo di rischio, è rappresentato dalle mappe dell’indice di vegetazione rilevato da satellite ed elaborate dal Servizio Agrometeorologico Regionale (S.A.R.). Dall’indice di vegetazione o NDVI (Normalized Difference Vegetation Index), rilevati dal sensore AVHRR montato a bordo del satellite NOAA, si può stimare la biomassa fotosinteticamente attiva nelle diverse aree del territorio. Attraverso l’indice di vegetazione è possibile rilevare un eventuale degradamento precoce della vegetazione in primavera o un ritardato risveglio dell’attività vegetativa in autunno, fornendo indicazioni utili sull’inizio anticipato della campagna antincendio, così come su una proroga dei termini di chiusura della stessa. Le carte tematiche relative all’indice di vegetazione rappresentano pertanto uno strumento di previsione dinamica del periodo di rischio distinto anche per ambiti territoriali .

1 P.V.Arrigoni-Fitoclimatologia della Sardegna

Un altro aspetto che induce alla definizione temporale del periodo di maggior rischio d’incendio, è legato al fatto che il 95% degli incendi registrati durante tutto l’anno sul territorio regionale ricadono nel suddetto periodo, come anche il 97% della superficie complessiva percorsa dal fuoco durante tutto l’anno (dati statistici sugli incendi 1972 – 2005). E’ interessante sottolineare che l’aumento dei valori critici della temperatura nei confronti della media climatica e l’allungamento del periodo di aridità, registrati nel corso degli ultimi anni, determina un allungamento del periodo di maggior rischio.

La Giunta Regionale, con deliberazione n. 12/08 del 28.3.2006 ha approvato le Prescrizioni Regionali Antincendi, che costituiscono specifico allegato al Piano regionale. Nel periodo compreso dal 1° giugno al 15 ottobre, su tutto il territorio regionale, vige lo “stato di elevato rischio di incendio boschivo”.

4. Aree percorse dal fuoco La rilevazione delle aree percorse dal fuoco viene eseguita dagli Ispettorati Ripartimentali del CFVA nel rispetto della normativa vigente di cui al comma 2 art.10 della L.353/2000 e successiva Deliberazione della Giunta Regionale del 23 ottobre 2001 n.36/46, che approva l’atto d’indirizzo interpretativo e applicativo dei divieti e sanzioni contenuti negli artt.3 e 10 della su richiamata legge. Il rilievo di tali aree è effettuato in conformità alle modalità tecnico amministrative emanate dal Direttore del Servizio Coordinamento e Controllo degli Interventi e dell’Antincendio con propria determinazione. I rilievi delle superfici percorse dagli incendi che abbiano interessato le zone boscate ed i pascoli, sono stati eseguiti con metodi di rilievo a terra, servendosi anche del sistema di rilevametno GPS. I rilievi così eseguiti sono stati riportati su una base cartografica in scala 1:25.00 . La cartografia così elaborata costituisce specifico allegato. Tali rilievi sono stati trasmessi ai Comuni competenti, i quali, ai sensi della Legge 353/2000 avrebbero dovuti istruire l’apposito catasto. Per gli anni precedenti sono state completate le attività di rilievo secondo le direttive precedentemente vigenti.

5. Il rischio d’incendio boschivo La probabilità che un incendio boschivo si verifichi e causi danni a persone e/o a cose rappresenta il rischio di incendio boschivo . Tale rischio è funzione della pericolosità , della vulnerabilità e del danno potenziale . Con la locuzione pericolosità si intende la probabilità che un incendio boschivo si verifichi in un determinato tempo e in una data area. La pericolosità è legata alla proprietà intrinseca di un bosco ad essere percorso dal fuoco ma anche alla probabilità che il fuoco venga innescato. I parametri considerati al fine della valutazione della pericolosità sono il tipo di vegetazione, la quota sopra il livello del mare, la pendenza dei versanti, l’esposizione dei versanti, le variabili meteorologiche (temperatura, vento, umidità relativa), il numero e la distribuzione dei punti di insorgenza degli incendi verificatisi negli anni precedenti che rappresentano una valido punto di riferimento, in quanto l’analisi statistica dei dati in possesso evidenzia una certa ciclicità del fenomeno. Con la locuzione vulnerabilità si intende il grado di perdita prodotto sulle persone, cose, opere civili e sulla vegetazione in genere. La vulnerabilità corrisponde anche alla capacità che ha la struttura A.I.B. di contenere i danni causati da un incendio ed è legata a fattori quali l’accessibilità, la presenza di risorse idriche per lo spegnimento, la presenza più o meno capillare di nuclei di lotta attiva, sia terrestri che aerei, la tempestività nell’avvistamento, la tempestività nelle operazioni di spegnimento, la presenza di viali parafuoco. La vaultazione del Rischio di Incendio Boschivo ha pertanto lo scopo di quantificare la probabilità che l’incendio boschivo si verifichi e produca dei danni. Il danno potenziale rappresenta il valore potenziale del bene distrutto dall’eventuale incendio boschivo. Si distinguono danni potenziali diretti quali quelli che potrebbero interessare le persone, le cose, il bestiame, il valore produttivo del bosco (legname, sughero, fauna selvatica, altri prodotti del bosco) e danni potenziali indiretti legati invece alle funzioni protettive, turistico ricreativo, estetico paesaggistico, naturalistico ambientale. Negli ultimi decenni è cresciuto il numero di insediamenti turistici e residenziali nelle aree boscate; sono anche aumentati gli incendi di interfaccia urbano-foresta (incendi che interessano aree in cui il sistema forestale si incontra e interferisce con il sistema urbano) . Da un lato gli incendi sono in parte causati dalle attività connesse con la presenza umana, ma d’altro canto gli incendi possono svilupparsi in aree non urbanizzate e solo successivamente interessare gli insediamenti abitativi; questo è tanto più probabile quanto più è elevata l’interferenza del sistema urbano sul sistema naturale. Questo nuovo aspetto degli incendi fa si che agli obiettivi prioritari da difendere classici, quali il patrimonio boschivo, le aree protette, i siti di interesse naturalistico-ambientale in genere, si aggiunge anche l’uomo e le sue infrastrutture . Al fine di perfezionare la valutazione del rischio di incendio boschivo, è necessario acquisire alcuni dati attualmente non conosciuti, quali ad esempio il censimento puntuale di tutti gli insediamenti abitativi e/o turistici inseriti nelle aree boscate e ,per questi ultimi, i flussi turistici correlati. La valutazione del rischio d’incendio boschivo regionale è stata effettuata mediante costruzione di uno specifico Sistema Informativo Territoriale (SIT). La pericolosità è stata calcolata individuando per ogni zona della carta dell’uso del suolo, una classe di combustibilità. A tal fine , poiché non esistono studi specifici per i tipi forestali tipici della Sardegna ci si è rifatti a studi effettuati in ambiente mediterraneo e all’esperienza acquisita nel tempo. Per ogni elemento base del territorio ( quadrati di lato 100 m) è stato fissato un parametro relativo alla quota sopra il livello del mare, alla pendenza, e alla esposizione, rapportandoli ai dati relativi agli incendi verificatisi nell’ultimo decennio. Il danno potenziale è stato valutato considerando, per ogni zona dell’uso del suolo, il valore produttivo, protettivo, turistico ricreativo, estetico paesaggistico, naturalistico ambientale. A tal fine sono stati presi in considerazione tutti i principali tematismi rappresentativi dei valori citati, quali ad esempio l’esistenza del vincolo idrogeologico, la presenza di aree naturali protette, la presenza di altri vincoli specifici, le aree forestali demaniali, studi che comunque hanno evidenziato la valenza naturalistico-ambientale .

La vulnerabilità è stata quantificata in funzione della serie storica degli incendi verificatisi nell’ultimo decennio sia in termini di numero che in termini di superfici percorse, in funzione dell’accessibilità, delle risorse idriche per lo spegnimento, e della dislocazione di mezzi aerei per lo spegnimento . Non è stata considerata la presenza dei viali parafuoco in quanto, allo stato attuale, non esiste un censimento puntuale .

Nell’elaborato cartografico allegato, relativo alla pianificazione generale, sono riportati i tematismi di base ed i tematismi derivati, ( pericolosità , vulnerabilità e danno potenziale) utilizzati per arrivare a definire la carta del rischio di incendio boschivo.

6. Indici di rischio L’entità del rischio incendio boschivo è individuata da quattro classi :

Classe di rischio Indice di Classe di rischio K Basso 1 Medio 2 Alto 3 Molto alto 4

6.1. Indice di rischio comunale L’indice di rischio comunale IRC quantifica il rischio di incendio boschivo nell’ambito del singolo territorio comunale . Per l’attribuzione dell’indice di rischio comunale sono state calcolate, per ogni Comune, le superfici relative ad ogni singola classe di rischio .

In questo modo i Comuni vengono distinti in Comuni a basso o a medio rischio con IRC . IRRIF e Comuni con IRC > IRRIF considerati a rischio alto e molto alto.

In allegato sono riportati per tutti i Comuni della Sardegna gli indici di rischio (IRc) e la superficie comunale distinta per classi di rischio (S1, S2, S3, S4).

7. Obiettivi prioritari da difendere La quantificazione del rischio individua pertanto gli obiettivi prioritari da difendere in funzione della pericolosità, della vulnerabilità e del danno potenziale.

Gli obiettivi prioritari da difendere sono pertanto i seguenti :

7.1. Parchi o aree protette, anche se non ancora istituite Parco regionale "MOLENTARGIUS -SALINE" Area marina protetta "TAVOLARA -PUNTA CAPO CODA CAVALLO" Area marina protetta CAPO CARBONARA Area marina protetta PENISOLA DEL SINIS -ISOLA MAL DI VENTRE Parco Naturale Regionale "PORTO CONTE" Parco del "GENNARGENTU E GOLFO DI OROSEI" Parco Nazionale dell'ARCIPELAGO DE LA MADDALENA Parco Nazionale dell'ASINARA

7.2 Siti di interesse Comunitario o di rilevanza naturalistica

8. Scenari degli eventi attesi
Gli scenari attesi (incendi che si prevede si possano verificare) vengono classificati in funzione del tipo di vegetazione interessata e del tipo di obiettivo prioritario da difendere.

a) INCENDIO DI TIPO I1 -Incendio che interessa vegetazione di tipo I (erba e sterpaglia) e di tipo II (arbusti, macchia bassa, e forteti degradati); b) INCENDIO DI TIPO I2 -Incendio che interessa vegetazione di tipo III (macchia alta, cedui, fustaie di latifoglie, bosco di conifere di altezza inferiore a metri 2, rimboschimenti; c) INCENDIO DI TIPO I3 -Incendio che interessa vegetazione di tipo IV (boschi di conifere di altezza superiore a 2 metri);

d) INCENDIO DI TIPO I4 o “GRANDE INCENDIO” -Incendio che a prescindere dal tipo di vegetazione interessata, tende ad assumere proporzioni devastanti minacciando insiediamenti abitativi, turistici e produttivi o comunque infrastrutture civili ovvero che può estendersi su (o già interessa) aree di particolare pregio ambientale quali parchi nazionali o altre aree sottoposte a tutela ambientale.

III PREVENZIONE

1. Attività di prevenzione Come sancito dall’ art. 4 comma 2 della L.353/2000, l’attività di prevenzione, consiste nel porre in essere azioni mirate a ridurre le cause e il potenziale innesco d’incendio nonché interventi finalizzati alla mitigazione dei danni conseguenti. La Regione ha adottato, in aderenza a tale disposizione di legge, le Prescrizioni Regionali Antincendi, al fine di disciplinare l’uso del fuoco non solo durante il periodo di maggiore pericolosità ma durante l’intero anno solare. Per soddisfare una più adeguata e tempestiva comunicazione e informazione dei cittadini le Prescrizioni regionali antincendio sono state elaborate e approvate dalla Giunta Regionale con deliberazione n. . 12/08 del 28.3.2006. Le prescrizioni regionali antincendio sono parte integrante del piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi e restano in vigore per tutta il periodo di validità di detto piano , salvo revisione annuale. Nell’ambito dell’attività di prevenzione la Regione provvede alla pianificazione e realizzazione d’interventi strutturali e infrastrutturali in base alla priorità di difesa delle aree a maggior rischio d’incendio e ai criteri di ottimizzazione operativa e gestionale dell’attività di prevenzione e lotta agli incendi. Provvede, altresì, alla pianificazione degli interventi selvicolturali di pulizia e manutenzione dei boschi finalizzati a ridurre la probabilità d’innesco d’incendio e/o alla mitigazione dei danni al soprassuolo conseguenti il passaggio del fuoco. Detti interventi trovano sostegno finanziario nell’ambito del Programma Operativo Regionale (P.O.R.) 2000-2006 Misura 1.9 “Prevenzione e sorveglianza degli incendi e ricostituzione boschiva”-Asse I- Risorse naturali . Il presente Piano Regionale Antincendio rappresenta lo strumento di pianificazione settoriale attraverso il quale l’insieme delle azioni e degli interventi assumono carattere organico e coerente al perseguimento degli obiettivi della Misura. In particolare gli interventi inclusi nella Misura 1.9 del P.O.R. riguardano:

1.1. Adeguamento e potenziamento dei sistemi fissi terrestri di avvistamento I sistemi fissi terrestri, che fino ad oggi hanno dimostrato essere i più efficienti nell’avvistamento degli incendi boschivi, sono rappresentati dalla rete di punti di avvistamento (postazioni di vedetta) costituita da manufatti edili ubicati su siti dominanti il territorio circostante. Le caratteristiche funzionali, i requisiti e le specifiche prestazioni richieste a tali manufatti sono principalmente le seguenti :

• visibilità per 360°; • visibilità al di sopra della chioma degli alberi eventualmente esistenti a ridosso della postazione, • servizio igienico: lavandino, WC, riserva idrica di 300l a caduta , fossa Imohff 2 abitanti; • limitato impatto ambientale: es. rivestimento con pietrame locale, utilizzo del legno lamellare, ampie superfici vetrate, linee essenziali; 30/123

• confort dell’operatore: adeguata ventilazione e ombreggiamento dei locali (infissi scorrevoli), adeguata consolle di lavoro, copertura in aggetto; • protezione dalle scariche atmosferiche; • durabilità ; • resistenza e difesa da atti vandalici. Alcune infrastrutture esistenti non garantiscono tali prestazioni e pertanto occorre adeguarle e potenziarle intervenendo prioritariamente sulle postazioni di avvistamento principali che operano in regime continuativo (H 24) e rappresentano pertanto la dorsale della rete di avvistamento. Criteri per l’individuazione degli interventi.

L’adeguamento e il potenziamento del sistema fisso di avvistamento è stato avviato mediante procedura di selezione pubblica con bando/avviso rivolto ai Comuni e Unioni di Comuni. E’ stata stipulata una specifica convenzione con l’Ente Foreste della Sardegna al fine di realizzare gli interventi all’interno dei perimetri forestali gestiti. Le infrastrutture possono essere realizzate dallo stesso, anche con esecuzione in economia. L’allegato n. 3 riporta l’elenco delle postazioni di avvistamento che potranno essere oggetto di intervento .

1.2. Adeguamento e potenziamento delle strutture logistiche delle basi antincendio, dei centri operativi e relative attrezzature di pertinenza Allo stato attuale, il Servizio regionale antincendio si avvale di 11 strutture, di tipo logistico-operativo, costituite da un edificio e da una annessa elisuperficie. Le basi operative di Marganai (Iglesias), Villasalto, Fenosu (Oristano), S.Cosimo (Lanusei), Anela, Limbara (Tempio P.) sono dotate anche di un hangar per il ricovero dei velivoli. Al fine di adeguare e potenziare la rete di basi si prevedono i seguenti interventi: ° adeguamento delle basi operative di Pula, Sorgono e Bosa. I lavori di costruzione della base operativa di

Sorgono sono attualmente in fase di collaudo finale. ° ristrutturazione e potenziamento di altre 8 basi: Marganai (Iglesias), Villasalto, Fenosu (OR), Farcana (NU), S.Cosimo (Lanusei), Anela, Alà dei Sardi, Limbara (Tempio Pausania); ° ristrutturazione di un edificio di proprietà regionale da adibire a Centro Regionale di stoccaggio e

manutenzione delle risorse per la lotta antincendio (Monserrato). Il potenziamento delle Basi Operative antincendio verrà attuato attrezzando ciascuna delle 11 basi con 2 autobotti ciascuna di capacità 1500-2000 lt. e altrettanti fuoristrada del tipo cassonato di capacità 400-600 lt. Il Centro Regionale di manutenzione e stoccaggio potrà assumere anche funzioni operative a supporto delle attività istituzionali esercitate nel Parco del Molentargius (area umida di rilevanza internazionale) e di protezione civile, e sarà attrezzato con 4 autobotti di capacità 1500/2000 litri e 4 fuoristrada cassonati con modulo. Tutti i lavori necessari verranno realizzati a titolarità regionale, dal Corpo Forestale e di V.A., che di norma procederà alla progettazione e alla direzione dei lavori medesimi avvalendosi, se possibile, di personale interno, nonché all’espletamento delle gare d’appalto pubblico.

1.3. Potenziamento della rete di punti di attingimento idrico La rete di attingimento idrico esistente è stata tarata in funzione del prelievo aereo mediante velivoli di piccola capacità, 800-1000 lt ma non risulta essere adeguata per il prelievo di velivoli a grande capacità quali gli helitanker, 6000-9000 lt , così come risulta dalla cartografia allegata. Inoltre, l’incremento dei punti di attingimento (vasconi), si rende indispensabile nelle aree attualmente carenti, al fine di ridurre i tempi di rotazione degli elicotteri sugli incendi con conseguente aumento della efficienza sullo spegnimento. Le caratteristiche prestazionali richieste per tali manufatti dovranno essere le seguenti :

• Capacità minima pari a 360 e 150 mc; • Impermeabilità; • Presenza dello scarico di fondo; • Volume troncopiramidale (al fine di limitare i volumi morti); • Profondità massima del serbatoio pari a 260 cm; • Recinzione antintrusione a distanza tale da non ostacolare il prelievo mediante mezzo aereo – la distanza tra pelo libero acqua e bordo superiore della recinzione non deve superare 100 cm; • Limitato impatto ambientale: è da preferirsi la soluzione semi-interrata al fine di limitare la distanza di cui al precedente punto. La parte fuori-terra potrà essere rinfiancata con i materiali di scavo e successivo inerbimento. In alternativa potrà essere rivestita con pietrame locale; • Durabilità; • Dotazione di n. 2 attacchi rispettivamente UNI 45 e UNI 70 femmina, alla quota dello scarico di fondo; • Accessibilità al serbatoio mediante viabilità idonea al passaggio di autobotti; • Ove possibile, approvvigionamento dell’acqua, da sorgenti, pozzi, depuratori, acquedotti. Criteri per l’individuazione degli interventi.

Il potenziamento della rete dei punti di attingimento idrico è stato avviato mediante procedura di selezione pubblica con bando/avviso rivolto ai Comuni e Unioni di Comuni. E’ stata stipulata una specifica convenzione con l’Ente Foreste della Sardegna al fine di realizzare gli interventi all’interno dei perimetri forestali gestiti. Le infrastrutture possono essere realizzate dallo stesso, anche con esecuzione in economia.

La selezione delle operazioni verrà effettuata in funzione dei seguenti fattori: a) percentuale di cofinanziamento; b) possesso dell’area di sedime; c) cantierabilità degli interventi proposti; d) tempi di realizzazione; e) contenimento dei costi complessivi dell’investimento; f) distanza da altre infrastrutture similari nell’area proposta per l’intervento; g) accessibilità del sito;

h) indice del rischio di incendio boschivo; i) approvvigionamento dell’acqua;

1.4. Operazioni selvicolturali e di manutenzione di aree boscate a maggiore rischio d’incendio Gli interventi finalizzati a prevenire il rischio di incendi o a ridurne i danni conseguenti, mediante l’attuazione di tecniche selvicolturali saranno i seguenti :

° riduzione della biomassa particolarmente combustibile e rimozione della necromassa; ° sfalcio, ripulitura e trattamento antincendio delle scarpate e dei margini stradali e ferroviari adiacenti formazioni boschive; ° ripuliture straordinarie selettive dai rifiuti di scarpate o stradelle di servizio all'interno dei boschi o limitrofe ad essi.

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Installazione e manutenzione impianti antincendio Cagliari Sardegna