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PIANO REGIONALE DI PREVISIONE, PREVENZIONE E LOTTA ATTIVA
CONTRO GLI INCENDI BOSCHIVI 2005-2007

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(documento integrale tratto dal pdf disponibile sul sito della regione autonoma della sardegna. per tutti i riferimenti di tabelle e grafici potete consultare il documento in formato pdf)

9. RISORSE UMANE

9.1. Quadro sintetico delle risorse umane del CFVA e dell’Ente Foreste della Sardegna impiegate per l’attuazione del Piano di previsione, prevenzione e lotta agli incendi boschivi della Sardegna Nella tabella che segue è indicato il riepilogo generale delle risorse umane che saranno impiegate dalla struttura regionale per l’avvistamento, allertamento, e intervento contro gli incendi.

9.2. Quadro sintetico delle forze regionali in campo nell’attività di lotta agli incendi boschivi della Sardegna anno 2006 83/123

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10. Procedure di individuazione e di dichiarazione della giornata a grave pericolo d’incendio boschivo e misure adottate.

10.1. Individuazione delle condizioni ambientali di grave pericolo di incendio boschivo La pericolosità intesa come proprietà intrinseca di un bosco ad essere percorso dal fuoco è anche funzione delle condizioni meteorologiche. I parametri più importanti sono :

1. La Temperatura

2. Il Vento

3. L’ Umidità relativa

4. Le Precipitazioni piovose

Conoscere con adeguato anticipo le previsioni per tali grandezze, consente di valutare con altrettanto anticipo la variazione della pericolosità nel tempo. In realtà la pericolosità e legata anche ad alcune caratteristiche della vegetazione e del suolo quali ad esempio lo stato di stress idrico della vegetazione e lo stato della vegetazione e della biomassa presente . Al fine di individuare le giornate caratterizzate da elevata pericolosità verranno utilizzati due metodi sperimentali . Il primo metodo di tipo speditivo tiene conto di alcune grandezze quali la temperatura massima giornaliera, la velocità massima del vento, la media della temperatura massima giornaliera degli ultimi 10 giorni e il valore minimo dell’umidità relativa giornaliera.

Ad ogni singolo parametro viene assegnato un indice in funzione dei valori assunti :

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1. Se la somma degli indici è superiore o uguale a 13 la giornata è da considerarsi ad elevato pericolo d’incendio. I valori dei parametri meteorologici sono rilevati dai bollettini trasmessi giornalmente al COR dal Servizio Agrometeorologico della Sardegna. Tale metodo è stato testato positivamente sulle giornate che negli ultimi 3 anni sono state caratterizzate da eventi particolarmente importanti sia nel numero che nelle superfici percorse. Il secondo metodo sperimentale è stato elaborato dal Dipartimento di Economia e Sistemi Arborei dell’ Università di Sassari , con il quale il Corpo Forestale ha stipulato una convenzione . Il metodo si basa sul calcolo di un indice (IFI Ichnusa Fire Index) calcolato in funzione delle condizioni meteorologiche, morfo-orografiche-e vegetazionali . Tale indice giornaliero viene calcolato su diverse aree corrispondenti alle stazioni del Servizio Agrometeorologico Regionale e per le principali tipologie vegetazionali presenti. L’IFI è calcolato mediante la stima di quattro descrittori : Drougth code ( che descrive lo stato di stress della vegetazione ) Fuel Code ( che descrive la struttura della vegetazione e la biomassa presente), Meteo Code ( che descrive le condizioni meteorologiche), Topo Code ( che descrive la topologia del sito ). Anche tale metodo è stato testato su alcune giornate verificatesi gli anni precedenti e caratterizzate da un elevato numero di incendi o da incendi particolarmente devastanti.

10.2. Procedure per la dichiarazione della giornata a elevato pericolo d’incendio

La giornata a elevato pericolo d’incendio è dichiarata dal Centro Operativo Regionale, con almeno 12 ore di anticipo. Il Responsabile di turno al C.O.R., qualora si verifichino le condizioni e d’intesa con il Comandante del Corpo Forestale e di V.A., adotta l’atto relativo alla dichiarazione di giornata a elevato pericolo d’incendio. La dichiarazione viene diramata ai Centri Operativi Provinciali, alle Prefetture, Alla Direzione Regionale dei Vigili del Fuoco, al C.O.A.U. , al Centro funzionale del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, all’A.N.A.S. all’E.N.E.L., alla Direzione Regionale dell’Ente Foreste e alle Provincie al fine di adottare tutti i provvedimenti di competenza. I Centri Operativi Provinciali provvedono a loro volta ad informare il Direttore del Servizio Territoriale del

C.F.V.A. competente, I Servizi Territoriali dell’Ente Foreste e i C.O.C. entro le ore 17,30 della giornata di adozione del provvedimento. Il responsabile di turno al C.O.R. valuta, per la successiva giornata, l’opportunità di adeguare lo schieramento dei mezzi aerei regionali e se necessario, richiede al C.O.A.U. la ridislocazione dei mezzi 86/123

aerei nazionali e se possibile l’assegnazione di ulteriori mezzi, con implementazione anche dello stato di prontezza (almeno un mezzo in rosso).

I C.O.C. provvederanno a loro volta a diramare tale dichiarazione alle Comunità Montane, ai Sindaci dei Comuni interessati, alle Associazioni di volontariato, alle Compagnie barracellari, alle Associazioni venatorie della propria giurisdizione, al fine di attivare tutte le procedure di competenza, previste per tali giornate. 10.3. Potenziamento del sistema antincendi nelle giornate a elevato pericolo d’incendio 10.3.1. C.O.R. ° la direzione del COR è assunta dal Comandante del CFVA o in sua assenza dal Direttore del Servizio Coordinamento e Controllo degli Interventi e dell’Antincendio, salvo casi di assoluto impedimento.

° Il COR entro le ore 10 della giornata a elevato pericolo verifica l’avvenuta attuazione, da parte dei C.O.P., delle misure previste per tale giornata. ° Il COR può programmare in via sperimentale le attività di ricognizione armata dei velivoli tipo “Fire Boss” , ° Il COR dispone l’eventuale rischieramento dei mezzi aerei e le variazioni degli orari di operatività, di su richiesta dei COP .

° Il COR richiede al COAU l’eventuale potenziamento dei mezzi antincendio dello Stato mediante l’assegnazione di ulteriori velivoli e mediante l’eventuale anticipazione e/o posticipazione dell’operatività dei velivoli .

10.3.2. C.O.P.

Il responsabile di turno al C.O.P., ricevuta la dichiarazione di giornata ad elevato pericolo, provvede, d’intesa con il funzionario dell’Ente Foreste presente in Sala a:

1. implementare il sistema di avvistamento in quelle aree del territorio a maggior rischio o dove la rete di postazioni fisse è più carente, istituendo le squadre con funzione di vedetta itinerante con compito di sorveglianza della zona ad essi assegnata. Tali squadre saranno pertanto dotate di radio ricetrasmittenti e/o telefono cellulare; 2. adeguare i turni di servizio delle postazioni fisse di avvistamento e delle squadre di lotta garantendo il presidio del territorio fin dalle prime ore della giornata; 3. potenziare le squadre di lotta dislocate nelle aree più vulnerabili; 4. garantire, su disposizione dei Direttori dei Servizi Territoriali, la presenza in servizio di tutto il personale idoneo all’attività di prevenzione e lotta antincendio (eventuale richiamo dai riposi e dalle ferie). 87/123

5. incrementare la sorveglianza attivando il Piano straordinario di controllo dei sistemi stradali a elevato pericolo d’insorgenza incendi, secondo le procedure previste nei Piani Operativi Ripartimentali; 6. valutare, in accordo con il C.O.R., l’opportunità di anticipare e/o posticipare l’operatività dei mezzi aerei regionali; 7. proporre al C.O.R. il rischieramento dei mezzi aerei regionali in altre aree, preventivamente individuate, qualora si presuma che l’operatività delle relative Basi A.I.B. possa essere limitata dalle condizioni meteorologiche locali; 8. proporre l’invio immediato dei mezzi aerei sul punto d’insorgenza dell’incendio anche sulla base della sola segnalazione e delle informazioni trasmesse dalla vedetta o da altro soggetto qualificato qualora si ritenga probabile una rapida propagazione del fuoco. L’intervento aereo deve essere comunque immediato ogni qualvolta il fuoco interessi aree boscate, aree prossime al bosco, o minacci l’incolumità delle persone. Il personale Forestale a bordo del velivolo giunto sull’incendio, valuterà l’eventuale necessità di ulteriori mezzi aerei, formalizzando tempestivamente al C.O.P. l’eventuale richiesta. Nelle giornate a elevato pericolo il C.O.P. è diretto dal Direttore del Servizio Territoriale competente o, in caso di assoluta indisponibilità, da un sostituto di elevata esperienza dal medesimo designato.

10.3.3. C.O.C.

Nelle giornate dichiarate a elevato pericolo le attività della Stazione Forestale verranno programmate esclusivamente in funzione dell’attività antincendio. Tutto il personale in servizio costituirà adeguate pattuglie di sorveglianza e presidio del territorio, utilizzando mezzi fuoristrada dotati di modulo antincendio e attrezzatura idonea alla lotta attiva. Inoltre le pattuglie porteranno al seguito l’apparato radio T.B.T. e il telefono cellulare in dotazione, nonché quant’altro necessario per svolgere tutte le attività del C.O.C. in modo itinerante. Gli itinerari di servizio dovranno essere pianificati e coordinati con quelli effettuati dagli altri soggetti concorrenti all’attività antincendio, al fine di garantire la sorveglianza nelle aree più sensibili privilegiando comunque quelle caratterizzate da una adeguata copertura radio e/o telefonica, in modo da mantenere il continuo contatto con il C.O.P..

10.3.4. Unità di Crisi

Al fine di garantire la prontezza d’intervento della Unità di Crisi, il personale indispensabile per la sua composizione già posto in regime di reperibilità secondo i turni prestabiliti, verrà chiamato in servizio. Il responsabile di turno al C.O.P., ricevuta la dichiarazione di giornata a rischio, entro le 2 ore successive, allerta telefonicamente, il personale in regime di reperibilità. Il personale allertato, nella giornata a elevato pericolo, dovrà presentarsi presso la struttura convenuta, già munito di tutti i dispositivi individuali per l’intervento di lotta antincendio. I dettagli relativi alle modalità di attivazione dell’Unità di Crisi, sono definiti nei Piani Operativi Ripartimentali.

11. Revisione del Piano regionale antincendio.

La Direzione Generale del C.F.V.A. e la Direzione dell’Ente Foreste, nell’ambito dei rispettivi ruoli, avviano d’intesa, entro il mese di novembre la revisione annuale del Piano regionale antincendi.

12. Piani straordinari di controllo dei sistemi stradali

I piani operativi ripartimentali prevedono le modalità di adozione del piano straordinario di controllo dei sistemi stradali a elevato pericolo di insorgenza incendio. Alla attuazione del piano partecipa il personale del C.F.V.A., il personale dell’Ente Foreste della Sardegna e tutti gli altri Soggetti concorrenti, firmatari di protocolli e accordi operativi.

V SEZIONE PARCHI NATURALI DELLO STATO

1. Piano antincendio del parco nazionale dell'Asinara 1.1. Premessa Il Parco nazionale dell'Asinara è istituito con L. 344/97 e con DPR 3 ottobre 2002 pubblicato sulla G.U. n. 298 del 20.12.2002. Con quest'ultimo provvedimento viene istituito l'Ente Parco con i compiti istituzionali indicati nella L. 394/91. Il presente Piano antincendio per il Parco Nazionale dell'Asinara, valido per l'anno 2006, è stato elaborato ai sensi dell'art. 8 della L. 353/2000 d'intesa con il Corpo forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna che, ha delega per il coordinamento operativo della difesa dagli incendi dei boschi e delle campagne nell'ambito del territorio della Regione Autonoma della Sardegna, ai sensi della L.R. 26/85. Una volta approvato, il Piano antincendio per il Parco diverrà parte del Piano Regionale A.I.B. per l'anno 2006 e dovrà quindi integrarsi con la strategia complessiva di prevenzione e lotta predisposto dalla Regione Autonoma della Sardegna.

1.2. Caratteri ambientali e fattori a rischio 1.2.1. Generalità La geomorfologia dell'Asinara divide l'isola in 4 parti, caratterizzate dai rilievi di Punta Maestra di Fornelli, Punte Marcutza, Monte Ruda e Punta della Scomunica, separate dagli istmi di Cala di Sgombro, Stretti e Campu Perdu. La superficie è di 5200 ha con orografia tormentata e generale difficoltà di accesso al di fuori della strada principale cementata Fornelli-Cala d'Oliva. Il territorio dell'isola è Parco Nazionale regolamentato dal DPR 3.10.2002 che sottopone all'autorizzazione dell'Ente tutte le attività antropiche svolte sull'isola, limitando conseguentemente i normali rischi di incendio. Dalla dismissione del carcere l'intera isola è praticamente disabitata: risiedono per motivi di studio e di lavoro non più di 15 persone/giorno. Il flusso turistico dell'isola, regolamentato anch'esso dall'Ente Parco, consente l'acceso di un massimo di 500 persone/giorno. Non appaiono quindi applicabili al momento i normali parametri di rischio così come indicati nelle Linee Guida della L. 353/2000.

1.2.2. Clima Il clima dell'area mediterranea, in cui si trova l'Asinara, gode di notevoli peculiarità connesse con la presenza di un mare relativamente caldo circondato da importanti rilievi montuosi. Le caratteristiche geografiche concorrono a differenziare i comportamenti dell'atmosfera in aree che pure si trovano alle stesse latitudini.

Per la Sardegna si può dire che esistono una stagione invernale da ottobre a aprile, caratterizzata da precipitazioni di una certa intensità e limitata variabilità delle temperature massime giornaliere, una stagione estiva da maggio a settembre, essenzialmente secca con temperature massime giornaliere meno stabili,intervallati da brevi periodi di transizione, di notevole variabilità. Data la morfologia, l'Asinara risente in modo marcato degli effetti del mare e presenta scarsa piovosità; l'ottima esposizione ai flussi occidentali dominanti garantisce un costante apporto di aria umida e forte ventilazione. Temperature: Le temperature sull'Asinara sono tra le più stabili della Sardegna, con temperature medie massime che vanno dai circa 12° di gennaio ai 26° di agosto e minime dagli 8° di febbraio ai quasi 21° di agosto. Piovosità: Le piogge dell'Asinara sono meno consistenti di quelle della vicina Nurra. La media annuale è di circa 470 mm ed il numero dei giorni piovosi non supera i 60, fra i più bassi della Sardegna. Il mese più piovoso è novembre seguito da dicembre. Umidità: I pochi dati disponibili non chiariscono il quadro del fenomeno. Il parametro umidità relativa massima si mantiene comunque stabile ed alto, dovuto alla presenza del mare. Vento: La presenza di mare aperto con fetch di centinaia di km espone l'isola ai venti dominanti per le nostre latitudini mediterranee. Il vento predominante è il Ponente che soffia per il 39,6% dei giorni iL Maestrale e il Libeccio non sono trascurabili. Il Levante soffia per il 21.8% dei giorni, probabilmente per la presenza del canale tra Sardegna e Corsica delle Bocche di Bonifacio. Per oltre la metà dei giorni dell'anno è presente quindi un vento da ovest-nord-ovest. Il vento massimo giornaliero è forte: circa il 50% dei giorni supera i 13 m/s.

1.2.3 Vegetazione La vegetazione dell'Asinara è di tipo mediterraneo, caratterizzata da molte entità endemiche che diversificano i vari aspetti della copertura vegetale. Appartiene essenzialmente a due orizzonti climatici: formazioni forestali a base di leccio e macchia litoranea costiera. La formazione forestale è rappresentata da lecceta termofila, distribuita in modo frammentario in alcune zone dell'isola, ma che originariamente ne rappresentava la copertura principale. La presenza di macchia termofila evoluta, diffusa ai margini della lecceta originaria testimonia l'esistenza della formazione forestale. La scomparsa del leccio ha favorito l'espandersi della macchia, soprattutto euforbia e calicotome spinosa e, e la sua stabilizzazione nella composizione floristica attuale. Nelle zone costiere prevale la macchia litoranea con diversi aspetti dei quali il più caratteristico è la presenza di ginepro fenicio. La morfologia della fascia costiera e la particolare esposizione hanno favorito l'istaurarsi di diverse tipologie della tipico Oleo-Lentiscetum. L'originaria formazione è ora allo stato di degrado a macchia bassa e prati aridi, dovuti a taglio e incendio. Nei pianori rocciosi in prossimità delle falesie si insediano formazioni di gariga costiera con Centaurea horrida. e Astragalus massiliensis, con Genista corsica, Evax rotundata e Nananthea perpusilla. I tratti di costa sabbiosa sono ricoperti da formazioni psammofile con caratteristiche associazioni di salicornia e pragmites palustris. La presenza antropica ha profonda,mente modificato la vegetazione naturale (non esiste quasi più mirto e corbezzolo) e nei vari periodi di Amministrazione Penitenziaria sono state introdotte colture erbacee e foraggere, oltre a piante ornamentali non autoctone.

1.3. Valutazione delle variabili ambientali 1.3.1 Generalità Ai caratteri ambientali veri e propri sopra descritti si sommano altri fattori che meritano particolare attenzione: L'insularità rappresenta un motivo di sicurezza maggiore relativamente ad eventuali azioni dolose ma costituisce un grave handicap nel momento in cui dovesse verificarsi un evento incendiario. In un arco di tempo di 20-30 minuti potrebbe giungere un soccorso aereo tempestivo mentre solo dopo 2-3 ore l'isola potrebbe essere raggiunta da nuclei di lotta attiva, se dotati di mobilità autonoma. L'indice di pericolosità risulta notevolmente ridotto dalla mancanza di abitanti stabili e di traffico incontrollato: per questi motivi le cause di incendio devono essere considerate estremamente limitate. L'orografia tormentata e soprattutto l'assenza di rifornimenti idrici rappresentano fattori di rischio che devono essere valutati in funzione della stagione e della capacità di accumulo del momento. L'approvvigionamento idrico è garantito dalla presenza di 4 invasi artificiali di capacità complessiva di circa

100.000 mc, di cui quelli di Fornelli e Cala d'Oliva dotati recentemente di n. 5 prese-idranti per un immediato intervento sul posto con autobotte. L'assenza di fasce tagliafuoco, data la limitata estensione dell'isola, non costituisce elemento di particolare debolezza, data la inconsistente estensione delle superfici interessate da formazioni forestali. Per contro, gli istmi naturali rappresentano naturali barriere alla propagazione del fuoco. Ampie zone sono disponibili per l'atterraggio di mezzi aerei antincendio (elicotteri ed elitanker) e sono dislocate nell'intera isola. 1.3.2. Incendi 1.3.3 Le cause La valutazione delle cause che sono all’origine del fenomeno degli incendi, con riferimento alla possibilità

che tale evento si verifichi sull’Isola dell’Asinara, tengono naturalmente conto della destinazione funzionale di questo territorio e delle attività umane e dell’uso del suolo, in generale, come sono attualmente stabiliti. In particolare, l’Isola non è costituita in un territorio nel quale l’attività dell’uomo si svolga in condizioni di “libera disponibilità e capacità d’iniziativa”, dato che le attività possibili debbono rientrare fra quelle di cui alle norme istitutive fondamentali, al Piano del parco ed al suo Regolamento. Ciò determina la mancanza di buona parte delle cause all’origine degli incendi afferenti “la componente antropica”, cioè quel sistema di relazioni, armoniche e non, rapporti, competizione ed itinerari critici che caratterizzano l’attività dell’uomo nel territorio “generale”. Nel Piano Regionale A.I.B., queste cause vengono analizzate in dettaglio. In quest’ambito specifico dell’Isola dell’Asinara, ridimensionata una parte considerevole di questa componente “antropica”, restano da considerare gli eventi legati all’imprudenza da parte dei visitatori, derivata principalmente dalla “carenza di consapevolezza” , carattere questo che un forte legame con la necessità di migliorare l’efficacia dell’educazione naturalistica, che è una delle funzioni principali del Parco. Principalmente si tratta della tendenza ad un comportamento, dell’uomo “nella natura”, non conscio delle possibili conseguenze di ogni azione e della falsa consapevolezza o certezza che “tutto si svolge sotto il nostro controllo”. Questo determina la necessità che il sistema di visite guidate abbia, nelle “guide”, una presenza dotata di “conoscenza” in queste problematiche e che sia “vigile” ed “atta a prevenire” il verificarsi di inconvenienti.

La condizione favorevole del parco dell’Asinara, nei confronti dell’esposizione all’eventualità dell’evento “incendio”, è testimoniata dall’assenza di eventi, che dura da un periodo abbastanza importante. Infatti, nel recente passato, non si sono registrati incendi nel parco: l'ultimo incendio risale al 1994 generato da cause probabilmente accidentali (discarica). Questa condizione favorevole non attenua la necessità di disporre del più efficiente sistema di prevenzione e repressione degli incendi estivi, dato che, fra l’altro, la casualità di eventi, ancorché molto rari, è sempre possibile, quali ad esempio i fulmini, motori che prendono fuoco o anche altri eventi, per l’appunto casuali .

1.4. Obiettivi e strategie 1.4.1 Obiettivi Gli obiettivi del Piano antincendio sono i seguenti:

1. Prevenire la formazione di incendi; 2. Impedire lo sviluppo degli incendi; 93/123

3. Limitare i danni provocati;

4. Limitare la superficie percorsa dagli incendi.

1.4.2. Prevenzione

Le cause di incendio sono attribuibili principalmente all'attività antropica, spesso in modo accidentale e talvolta colposo. Da questo dato consegue che, oltre alla necessaria attività di repressione, si debba perseguire l'attività di prevenzione delle possibili cause fisiche, ma soprattutto di informazione ed educazione. La prevenzione è affidata soprattutto all'azione di gestione del Parco che, attraverso le misure di salvaguardia (divieto assoluto di accensione di fuochi all'interno del Parco) e i propri regolamenti (divieto di fumare al di fuori delle strette pertinenze dei punti di imbarco e delle aree edificate) tende a limitare drasticamente l'insorgere casuale di incendi. A questo si devono sommare altre disposizioni che regolano sotto stretto controllo, la presenza di gruppi di visitatori, che sono guidati su itinerari prestabiliti e accompagnati da guide, con preciso compito di vigilare ed educare i visitatori alle regole del Parco. L'attività svolta sull'isola dall'Ente Foreste della Sardegna, con interventi di cura della parte boscosa e la pulizia delle cunette, contribuisce alla riduzione del rischio d'incendio. La presenza continua del personale del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna garantisce una ulteriore vigilanza e prevenzione degli incendi nel Parco. Il Parco stesso inoltre svolge opera di informazione preventiva ai visitatori sul pericolo rappresentato dagli incendi boschivi e sui corretti comportamenti da adottare onde evitare l'insorgere, anche casuale, di focolai di incendio.

1.4.3. Avvistamento

Data la natura orografica dell'Asinara è stato istituito un punto di osservazione sul maggior rilievo dell'isola, Punta Scomunica, che consente il controllo dell'isola nella parte centro-nord. La parte sud ha copertura visiva dalle vedette di Capo falcone. Da questi punti integrati si ottiene una copertura totale dell'intera superficie a Parco. La vedetta di Punta Scomunica è assicurata da personale dell'Ente Foreste.

1.4.4. Allertamento

Per l'allertamento tempestivo i punti di vedetta e le squadre d'intervento sono dotati di apparecchiature radio collegate con il Centro Operativo di Comparto (COC) dell'Asinara ce ha, sulla base del piano regionale A.I.B. compiti di coordinamento in sede locale.

1.4.5. Lotta Mezzi aerei di lotta

Sull’Isola dell’Asinara non stazionano mezzi aerei di lotta (elicotteri, elitanker o unità di livello superiore), tuttavia tale tipo di risorse è rischierato a non grande distanza dall’Isola e ciò costituisce fattore positivo nella deprecabile eventualità della richiesta di intervento. Per quanto riguarda la valutazione del tempo di arrivo sull’Isola, da parte di uno dei mezzi aerei di stanza presso la base di Alghero, si debbono ricordare i seguenti elementi:

a) La velocità di crociera degli elicotteri di stanza ad Alghero varia da km 226/ora a km 240/ora; b) La distanza fra l’Isola e l’aeroporto di Alghero è di circa km 40; c) Il tempo necessario per raggiungere l’Isola è dunque pari a circa minuti 10, a partire dal decollo.

Bisogna naturalmente tener conto del tempo che ordinariamente intercorre fra le fasi 1) dell’allertamento, 2) la richiesta formale di intervento e 3) il decollo. Poiché questi “tempi obbligati” costituiscono comunque fattore “determinante” della tempestività ed efficacia dell’intervento, sarà necessario stabilire un “protocollo prioritario” per quanto riguarda l’eventuale necessità di intervento sull’Isola, da parte di uno dei mezzi aerei rischierati nell’area. Tale criterio prioritario potrebbe consistere nella disposizione per cui: “In caso di necessità di intervento sull’Isola dell’Asinara, un idoneo mezzo aereo, fra quelli operativi nell’area circostante, verrà immediatamente comandato ad intervenire, anche in caso di contemporaneità di altri eventuali interventi, concomitanti, in attualità di operatività.” La necessità di tale criterio è determinata, oltrechè dall’importanza naturalistica ed ambientale dell’Isola, dalla rilevanza dell’afflusso di visitatori, tenuto conto della morfologia accidentata dell’Asinara e della difficile accessibilità dei luoghi. La presenza di tre bacini artificiali sull’Isola ed il mare a brevissima distanza costituiscono elementi di semplificazione dell’approvvigionamento idrico per i mezzi aerei; ciò anche tenuto conto della possibilità di attingere, in quasi tutte le condizioni di vento, ad uno specchio d’acqua “a ridosso” del vento dominante.

Struttura dei mezzi di lotta a terra

Per consentire un tempestivo intervento data la conformazione dell'isola e considerata la scarsa viabilità, si ritiene necessario disporre di 2 squadre di lotta dotate di mezzi leggeri con modulo portato, che verranno 1 dislocate nella parte sud-centrale e nord dell'isola. L'integrazione del piano antincendio dei parchi nazionali, a seguito della pubblicazione delle Linee Guida

(G.U. n.48 del 26.2.2002), relative ai piani regionali per la programmazione delle attività antincendio, costituisce una ulteriore garanzia per poter disporre di adeguata assistenza con mezzi di lotta aerei. Alle 2 squadre dell'Ente Foreste, nel caso specifico dell'isola Asinara, si aggiunge il personale del CFVA facente parte del COC. 1.4.6. Coordinamento operativo Anche il territorio del Parco è inserito nel sistema di lotta A.I.B. della Regione Sardegna e quindi l'organizzazione ed il coordinamento è demandato alle strutture regionali (Coordinamento Operativo Regionale), ripartimentali (Sale operative ripartimentali) e di comparto (Centro Operativo di Comparto). Nel caso specifico, come detto, il COC coincide con la Stazione Forestale dell'Asinara situata in località Cala d'Oliva. Il COC ha ahche il compito di proporre all'Ente Parco eventuali misure di prevenzione e di lotta ritenute necessarie.

1.4.7. Quantificazione delle risorse disponibili Al momento della stesura del presente Piano sono state valutate le seguenti risorse a disposizione:

Automezzi

• Parco Nazionale n. 1 pick-up Land Rover con modulo Iveco • CFVA n. 1 autobotte leggero + Fuoristrada Suzuki Granvitara • Ente Foreste n. 1 pick-up Toyota con modulo Personale di avvistamento

-Ente Foreste n. 1 vedetta in località Punta Scomunica

Presidi di intervento

-Ente Foreste n. 1 squadra operativa (1 autista + 2 operai di lotta + pick-up)

n. 1 squadra operativa (1 autista + 1 operaio + autobotte CFVA) -CFVA n. 3 Ispettori turnanti n. 9 assistenti turnanti 1.4.8. Articolazione temporale del Piano In armonia con il Piano regionale A.I.B., la campagna avrà inizio il 1 giugno 2006 e si chiude il 15 ottobre 2006. Per tale periodo la Stazione Forestale dell'Asinara avrà funzioni di COC.

Il Piano avrà il seguente cronoprogramma:

-dal 1 giugno al 30 settembre 2006: 1

servizio punto d'avvistamento Punta Scomunica: o presidio Ente Foreste (2 squadre di lotta -autobotte -pick-up)) 96/123

-dal 1 ottobre al 15 ottobre 2006: 2

servizio punto d'avvistamento Punta Scomunica o presidio Ente Foreste (1 squadra di lotta -autobotte) 1.5. La cartografia tematica specifica 97/123

1.6. Esigenze finanziarie L'organizzazione e lo svolgimento della campagna antincendio nel Parco determina la necessità di prevedere le relative risorse finanziarie per coprire i costi di personale, logistica di base e attrezzature e mezzi.

Per la campagna 2006 il Parco Nazionale dell'Asinara si avvarrà, come negli anni precedenti, della collaborazione di CFVA e Ente Foreste.

Queste collaborazioni consentono di organizzare la campagna senza bisogno di risorse aggiuntive ad di là delle sole esigenze e disponibilità logistiche.

Per quanto non esplicitamente previsto si rimanda al Piano Regionale A.I.B..

2. Piano antincendio del parco nazionale della Maddalena L’Ente parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena non ha presentato alcuna proposta di revisione del piano antincendi, pertanto si intendono ancora vigenti ed attuabili le seguenti previsioni.

2.1. Introduzione Attraverso la Legge del 21 Novembre 2000 n° 353 vengono poste le basi per agire in maniera concreta ed adeguata al fenomeno degli incendi boschivi, che risultano una fonte di grave danno non solo ambientale, finalità per cui la legge è nata, ma anche per la tutela delle popolazioni. Il problema degli incendi, in Sardegna è da tempo affrontato attraverso una macchina organizzata e collaudata da decenni di lotta agli incendi estivi, costituita da un insieme di uomini e mezzi dislocati su tutto il territorio regionale. Di fatto la Regione Sardegna ha già assolto ai compiti previsti dalla normativa vigente e ha da tempo raccolto indicazioni non solo statistiche, ma metodologiche, tecniche ed ergonomiche che hanno condotto ad una profonda evoluzione dei sistemi di prevenzione, previsione e lotta. Questa premessa è doverosa, come pure è necessario ricordare le forze che da sempre sono impegnate in ambito locale, il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, l’Ente Foreste Sardegna, il Corpo Forestale di Stato, i Vigili del Fuoco, La Marina Militare e la Protezione Civile del Comune di La Maddalena e le Associazioni di Volontari che operano nel territorio. L’innovazione introdotta dalla Legge 353/2000 che appare in questa fase significativa è contenuta nell’art. 8, comma 2, che assegna un compito particolare, quello di proporre al Ministero dell’Ambiente un Piano A.I. Sezione Parco, che costituisce un’apposita sezione del Piano Regionale Antincendio redatto dalla Regione Autonoma della Sardegna. Le finalità di questo Piano sono individuate non solo nella difesa del patrimonio boschivo, ma nella generalità alla salvaguardia della flora, fauna e habitat naturali e seminaturali, nonché alla tutela della salute pubblica e dei beni dei cittadini. Infatti, la presenza di un elevato numero di persone e mezzi durante il periodo estivo rappresenta non solo fonte di pericolo, ma anche un problema di tutela della incolumità di queste persone.

2.2. Obiettivi del Piano A.I. Sezione Parco Dal punto di vista operativo è necessario individuare degli obiettivi prioritari, che sono l’oggetto fondamentale dell’attività proposta:

• la riduzione del numero degli incendi boschivi e la tutela degli habitat di particolare interesse e dell’ambiente del Parco in senso lato; • il contenimento dei danni potenzialmente derivanti dagli incendi. Premesso che le attività di previsione e prevenzione degli incendi boschivi rientrano nei compiti demandati alla Regione, con l’adozione del presente Piano A.I. Sezione Parco, il Parco stesso adempie agli obblighi derivanti dalle competenze in materia. Già prima della legge 353/2000 l’Antincendio veniva organizzato attraverso riunioni e conferenze di servizi tra le diverse istituzioni presenti. Queste sono da considerare come parte attiva soprattutto per quanto riguarda la fase di lotta agli incendi, attraverso il personale messo a disposizione e i 252 mezzi in possesso. Ciò consente un adeguato controllo del territorio e rapidità d’intervento in caso di incendio. Resta propria della Regione la competenza riguardo alla programmazione della “lotta attiva contro gli incendi”, che comprende, oltre alle misure sopra richiamate, la ricognizione, la sorveglianza, l’avvistamento, l’allarme e lo spegnimento a terra e dal cielo, giusto il disposto dell’art. 7 della Legge n°353/2000. La presente sezione fa parte integrante del Piano Regionale Antincendio redatto ed elaborato dalla Regione Autonoma della Sardegna ed ha validità, sotto l’aspetto operativo, dal 1° Giugno al 15 Ottobre di ciascun anno, fatta salva la possibilità di aggiornamento. Il piano regionale viene in tal senso allegato a questa proposta di cui costituisce importante elemento di riferimento e strumento attuativo. • Definizioni Per incendio boschivo si intende (art. 2 comma 1, L. 353/2000) un fuoco con suscettività a espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate poste all'interno delle predette aree, oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi a dette aree. Per previsione si intende (art. 4, comma 1) “l'individuazione, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, lettere c), d) ed e), delle aree e dei periodi a rischio di incendio boschivo nonché degli indici di pericolosità. Rientra nell'attività'di previsione l'approntamento dei dispositivi funzionali a realizzare la lotta attiva di cui all'articolo 7”. L'attività'di prevenzione (art. 4, comma 2) consiste nel porre in essere azioni mirate a ridurre le cause e il potenziale innesco d'incendio nonché interventi finalizzati alla mitigazione dei danni conseguenti. A tale fine sono utilizzati tutti i sistemi e i mezzi di controllo e vigilanza delle aree a rischio di cui al comma 1 ed in generale le tecnologie per il monitoraggio del territorio, conformemente alle direttive di cui all'articolo 3, comma 1, nonché interventi colturali idonei volti a migliorare l'assetto vegetazionale degli ambienti naturali e forestali. Prevenzione e previsione sono fortemente legate l’una con l’altra, ma non devono essere confuse. La pulizia delle strade è una forma di prevenzione, mentre indicare come a rischio le aree di sosta ai bordi delle strade spesso utilizzate come parcheggio è una previsione. Attività formativa è l’insieme di attività di educazione ambientale, i corsi teorico pratici e di formazione professionale effettuati con l’intento di educare, preparare e responsabilizzare i cittadini alla difesa dell’ambiente, alla prevenzione, al comportamento durante il verificarsi di un incendio boschivo.

Enfasi particolare viene data ai corsi di formazione, di tipo teorico-pratico per il personale che in maniera significativa si occupa di previsione, prevenzione e lotta. Nella Legge Quadro sugli incendi boschivi non sono definiti i termini di rischio e pericolo, che vengono di fatto utilizzati nel significato di seguito così espresso. Pericolo, identifica la potenzialità di una determinata cosa o situazione di arrecare un danno di qualsiasi tipo o natura. Rischio, come la probabilità che un determinato evento dannoso si verifichi nell’uso di una determinata cosa in un particolare contesto operativo, ovvero la probabilità che, in una determinata situazione, il verificarsi di un evento dannoso porti a gravi danni. 2.2.1 Attività di prevenzione, previsione e lotta agli incendi boschivi Al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati e sopra citati sono state intraprese una serie di attività, alcune con valenza annuale, mentre altre, in rispetto dei contenuti della Legge Quadro, sono obiettivi pluriennali, da sottoporre a continua revisione critica ed operativa.

2.2.2. Identificazione delle cause determinanti ed i fattori predisponesti l’incendio

Attraverso le statistiche in possesso al CFVA, CFS e alla Protezione Civile, sono state identificate le cause di incendio all’interno dell’area di competenza del Parco Nazionale. In particolare sono state individuate aree che per caratteristiche proprie presentano le condizioni più elevate di pericolosità e di rischio per cose, persone e ambiente. Il verificarsi e l’espandersi di un incendio è legato al verificarsi di alcune condizioni che durante il periodo estivo espongono ad elevato rischio tutto l’Arcipelago di La Maddalena:

• elevate temperature; • scarsità o assenza di precipitazioni; • elevata ventosità. Già dal mese di maggio si ha un sensibile innalzamento delle temperature che, in breve, per la riduzione di disponibilità idrica dei suoli, induce la vegetazione ad una fase di riposo vegetativo estivo visivamente rilevabile con parti disidratate o secche di piante. Sull’arcipelago dominano i venti di ponente, soprattutto in estate. Proprio in queste condizioni si verificano gli eventi più dannosi. Individuazione delle aree percorse dal fuoco nell’anno precedente e rappresentate con apposita cartografia Nell’anno 2003 sono stati rilevati n. 3 incendi: -mese di giugno: isola di La Maddalena, loc. Putzoni, estensione 2 ha di superficie boscata; -mese di luglio: isola di Santo Stefano, versante nord-occidentale, estensione 20 ha di superficie boscata; -mese di ottobre: isola di La Maddalena, ex discarica Loc. Sasso Rosso, estensione 1000 m². Individuazione di aree a rischio di incendio boschivo rappresentate con apposita cartografia, indicante le tipologie di vegetazione prevalenti. In particolare per l’isola di Caprera, dove più elevato è il rischio in caso di incendio, a causa della viabilità ridotta e l’elevato numero di persone presenti durante il periodo estivo, sono state programmate una serie di attività di prevenzione come pulizia ed eliminazione dei rifiuti di varia origine 103/123

e natura, possibile fonte di innesco, e manutenzione dei sentieri per favorire la percorribilità delle squadre antincendio. La descrizione della vegetazione presente nell’Arcipelago di La Maddalena viene definita attraverso l’indicazione della fisionomia e delle specie dominanti. In particolare, l’area inquadrata nel bioclima mediterraneo arido, è dominata dalle formazioni di sclerofille termoxerofile mediterranee, per lo più riferibili alle macchie di:

• macchia primaria sempreverde caratterizzata da: Lentisco, Mirto, Corbezzolo, Oleastro, Erica, Fillirea, Alaterno, Ginestra, Alterno, Euforbia, Artemisia, e Ginepro le cui formazioni a Juniperus phoenicea sono considerate habitat prioritario; • bosco di conifere, in massima parte di origine artificiale, dell’isola di Caprera, a prevalenza di Pinus pinea; • lecceta; • aspetti di degradazione della macchia, cisteti, ginestreti (Genista corsica), vegetazione liofila, ecc. In base a questi fattori viene riportata, per le fitocenosi presenti nel Parco, una valutazione di massima degli indici di rischio. I rischi di incendio per la macchia primaria sempreverde sono elevati (8) nel periodo estivo, aggravati dall’alta infiammabilità delle essenze ricche di resine; alta difficoltà di spegnimento (10) per l’alto valore calorico sviluppato dalle essenze d’alto fusto e per l’intrico della vegetazione, soprattutto nelle isole minori in cui non esiste una rete viaria percorribile da mezzi antincendio. E’ alta la vulnerabilità delle pinete e delle formazione a Ginepro fenicio (10) per gli stessi fattori considerati sopra. Le leccete sono sicuramente meno vulnerabili (7), in quanto la lettiera è sempre ricca di acqua anche se la parte superiore tende a disseccare; l’humus delle leccete tuttavia, per la propensione a bruciare lentamente e senza emissione di fiamma, può costituire una via subdola per la propagazione del fuoco. Per la gariga il rischio è molto elevato (9) nel periodo estivo per la presenza di flora erbacea secca. E’ più bassa invece la difficoltà di spegnimento per la minore quantità di combustibile (9). 2.2.3. Indicazione dei periodi a rischio di incendio boschivo Il periodo considerato a rischio viene formalmente fatto coincidere con quello indicato nel Piano Regionale Antincendi, anche se il periodo di allerta viene indicato dall’inizio di marzo alla fine di ottobre, vista la variabilità delle condizioni climatiche. E’ possibile rilevare che la durata di vento continuo e filato può raggiungere i diversi giorni. Dall’analisi dei dati registrati all’anemometro di Guardia Vecchia situato a 175 m s.l.m., si perviene alla conclusione che l’Arcipelago di La Maddalena è caratterizzato da un regime ventoso con un numero di agitazioni giornaliere piuttosto elevato. L’Arcipelago di La Maddalena è sottoposto al vento che soffia quasi sempre, in particolare dai quadranti occidentali, con dominanza del Ponente, che raggiunge velocità superiori a 90 Km/h.

2.2.4. Individuazione degli indici di pericolosità fissati su base quantitativa e sinottica

Gli indici in precedenza individuati esprimono in buona sostanza l’infiammabilità della copertura vegetale, e in senso generale possono indicare la pericolosità di una determinata unità. Questa deve essere necessariamente collegata al rischio che viene valutato per la presenza di una serie di condizioni:

• aree ad elevata presenza turistica; • difficoltà di accesso e limiti di viabilità; • rapidità di intervento delle squadre. Si vuole, di fatto, indicare che la presenza di formazioni vegetali particolarmente infiammabili e la mancata adozione di interventi di prevenzione e previsione espone ad un rischio non accettabile persone e cose. Questi elementi sono stati utilizzati per poter disporre le squadre di volontari e i punti di avvistamento itineranti che, operando lungo le strade, effettuano contemporaneamente opera di prevenzione, previsione, lotta ed informazione. Identificazione delle azioni determinanti anche solo parzialmente l’innesco di incendi, individuati per aree e periodi di tempo Il periodo di tempo in oggetto è quello relativo alla Campagna Antincendio ovvero dal 1 giugno al 15 ottobre. Le cause sono da individuare all’interno di tre grandi categorie:

• incendi accidentali; • incendi dolosi; • incendi colposi. Si vuole individuare una volontà da parte del singolo di appiccare un incendio o la presenza di un evento accidentale, quindi fortuito, in cui circostanze e responsabilità non sono riconducibili ad una sola persona. Le cause di colpa spesso legate a negligenza ed imperizia sono comunque quelle più frequenti. Il caso di dolo è spesso legato alla volontà di manifestare un proprio disappunto contro la volontà dello Stato e delle Autorità in generale, e quindi, riguardano aree di particolare interesse naturalistico o simboli legati all’autorità in questione. Tecniche, materiali e mezzi sono stati già analizzati dal CFVA a cui si rimanda per ogni loro descrizione.

2.2.5. Identificazione dei problemi e specificità all’interno dei settori di vigilanza ed intervento nelParco Nazionale Arcipelago di La Maddalena

Al fine di organizzare l’attività di competenza relativa al Piano Antincendio, l’area del Parco è stata suddivisa in settori di opportuna competenza: ‹ isola di La Maddalena; ‹ isola di Caprera; ‹ isola di Santo Stefano; ‹ isola di Spargi; ‹ isola di Santa Maria –La Presa; ‹ isola di Budelli; ‹ isola di Razzoli; ‹ isole intermedie (Stramanari, Piana, ecc.); ‹ piccole isole (Mortorio, Bisce, Soffi).

Di seguito vengono riportate le analisi per i settori ritenuti più problematici.

2.2.5.1. Isola di Caprera

Caprera rappresenta nell’arcipelago di La Maddalena l’isola a maggior rischio d’incendio. Ha un’estensione di 15 kmq, è situata ad est dell’isola di La Maddalena ed è collegata con la stessa mediante il ponte bailey, realizzato con una struttura metallica portante che si appoggia al mare mediante piloni e un tavolato di pavimentazione con supporti metallici sottostanti. L’isola ha poche zone pianeggianti e diverse colline, raggiunge i 212 m s.l.m. con il Monte Teialone il quale fa parte di una dorsale che si estende in direzione Nord-Sud per circa 4 Km con diverse cuspidi. A Caprera la popolazione residente è esigua; in particolare sono presenti:

• stazione del Corpo Forestale dello Stato; • museo Casa Garibaldi con personale di servizio; • residenze di Stagnali con alcune decine di persone, il Centro Ricerca Delfini e il Museo Geo-Mineralogico; • Club Mediterranèe con 1.500 posti letto; • Centro Velico Caprera con 200 posti letto; Bacini idrici

La presenza della dorsale condiziona il reticolo idrico superficiale, che, sebbene modesto per la scarsezza d’acqua, si sviluppa con torrenti che attraversano le incisioni create dall’allargamento delle fratture ad opera delle acque meteoriche. Gli unici bacini idrici sono sul versante occidentale, il Fosso Ferrante e il Fosso Stefano. La diga Ferrante è alimentata dal Fosso Ferrante proveniente dal Poggio Ferrante e ha una capacità di

16.000 mc di acqua. La diga Stefano è alimentata dal fosso Stefano, che proviene dal poggio omonimo, e ha una capacità di 40.000 mc. Dai laghetti l’acqua, attraverso le condotte, arriva in un impianto a valle, dove viene resa potabile mediante filtri a sabbia e cloro. Dal piccolo impianto di potabilizzazione, per mezzo di tubazioni, l’acqua arriva alla banchina di Cala Garibaldi dove ancora oggi le navi cisterna della Marina Militare, in caso di necessità, prelevano acqua tramite grosse condotte. Numerose sono le cisterne militari in tutto l’Arcipelago, costruite per l’approvvigionamento idrico delle antiche fortificazioni militari, posizionate all’esterno o all’interno delle mura di cinta, alcune ancora contenenti acqua. 106/123

Molte sono alimentate mediante grondaie che convogliano l’acqua piovana, raccolta dai tetti degli edifici, in canalette sotterranee che la portano ai filtri e da qui al deposito; altre da acqua sorgiva che filtra dalla roccia

o tramite griglie di raccolta collegate a canalette interrate o scoperte che portano l’acqua da zone alte e dai piazzali della fortificazione. Problema fondamentale

Caprera è visitata da migliaia di persone che si recano al Museo Garibaldino (140.000 persone all’anno), alle numerose e bellissime spiagge, alle struttura turistiche (Club Velico di Caprera e Club Mediterranèe). La viabilità è data da vecchie strade militari; sono asfaltati i tratti: bivio Casa Garibaldi-Stagnali-Punta Rossa; Casa Garibaldi-Poggio Raso-Arbuticci; ponte Bailey-Club Mediteranèe.

Ipotesi di accessibilità e mobilità interna

E’ motivo di seria preoccupazione la sicurezza dei visitatori dell’isola. Allo scopo di trovare soluzioni, sono stati ipotizzati interventi di regolamentazione del traffico, in quanto il controllo della viabilità è un fattore fondamentale per assicurare l’incolumità delle persone:

• pedonalizzazione dell’isola, consistente nel divieto di impiego di mezzi privati. L’accessibilità è garantita mediante pullman e imbarcazioni; si realizza un polo di scambio in località Stagnali da dove partono navette, si affittano biciclette, calessi o altro per raggiungere le spiagge e l’interno; • semipedonalizzazione, consistente nel consentire l’accesso delle auto a Caprera fino a parcheggi in prossimità della radice del ponte (spazio antistante il Club Mediterranèe) e alla vecchia “blocchiera” di Stagnali (la stima dei posti auto in blocchiera è pari a 500-600 posti auto con interventi limitati, del doppio con movimenti terra più consistenti), poi si impiegano mezzi alternativi (ipotesi considerata più idonea); • regolamentazione del traffico, consistente nel lasciare libero accesso alle auto ma regolamentare i parcheggi, dopo averli messi in sicurezza e indicando il numero delle auto consentite (nel tratto di strada tra Stagnali e Punta Rossa sono presenti alcune aree di sosta per un totale di 220 posti auto). In ogni caso, è necessario favorire una migliore fruizione della rete viaria e consentire celeri operazioni per l’evacuazione dei turisti e l’arrivo dei mezzi di soccorso. La risoluzione dei problemi a Caprera non deve causare situazioni di congestionamento a La Maddalena; anche l’impiego delle navette deve essere tema di progettazione in funzione della capienza, della frequenza e della possibilità di incrocio tra mezzi che vanno in senso opposto. Iniziative in atto

Nell’estate 2004 è stato consentito l’accesso unicamente agli autoveicoli residenti nell’Arcipelago secondo le risultanze anagrafiche o iscritte nei ruoli comunali delle imposte I.C.I. e N.U., nonché di persone che dimostrino di soggiornare a La Maddalena, in quanto proprietari di abitazione; di persone nate nello stesso Comune; di Militari che prestano servizio nello stesso Comune muniti di certificazione del Comando di appartenenza; di persone che dimostrino di avere un rapporto di lavoro a La Maddalena; di portatori di handicap; alle autoambulanze; ai carri funebri; ai veicoli adibiti alle FF.AA.; ad Enti di Stato; al Comune e all’Ente Parco dell’Arcipelago di La Maddalena; agli autoveicoli condotti da persone alloggiate presso il Club Mediterranèe, nel Centro Velico di Caprera, negli edifici dell’’Ente Parco e, altresì, presso le famiglie residenti nell’isola stessa; agli autoveicoli per trasporto merci destinate ai dimoranti nell’isola di Caprera. Per consentire la fruizione dell’isola alle altre categorie è stato organizzato un servizio navetta per il trasporto di persone. Anche per l’estate 2005 si prevede una limitazione dell’accesso dei veicoli e una regolamentazione all’interno dell’isola della percorrenza delle strade e delle soste da parte dei visitatori. Bocchettoni e prese antincendio Il Corpo Forestale dello Stato segnala cinque approvvigionamenti lungo la condotta idrica che attraversa l’isola di Caprera. L’Ente Parco ha voluto migliorare le strutture antincendio intervenendo sull’intensificazione della rete antincendio realizzando una condotta interrata completa di colonnine e bocchettoni posti nei punti nevralgici che sarà potenziata nel futuro.

Servizio di prevenzione incendi sull’isola di Caprera

Vengono fornite alcune indicazioni per la realizzazione di un servizio di prevenzione incendi integrato tra il Parco, il Comune di La Maddalena e le altre forze antincendio che hanno compiti di prevenzione ed intervento sul tema degli incendi, per un sistema di interventi possibili, facendo leva sull’informazione e sul potenziamento del controllo preventivo sul territorio. Per ottimizzare l’intervento è necessario partire da regole ordinative, sia esse emanate dal Comune di La Maddalena, sia dal Parco. Tali ordinanze devono essere fortemente pubblicizzate, attraverso gli organi di stampa, ma si dovrà organizzare un programma, per raggiungere l’utenza in modo capillare. Per ottenere questo risultato servono i seguenti strumenti: -adeguata segnaletica all’ingresso dell’isola di Caprera e, se possibile, integrazione delle informazioni (desunte dalle ordinanze), contenute nella cartellonistica realizzata dal Parco recante le condizioni generali di tutela; -dispiegamento del personale del Parco sul territorio di Caprera con particolare riferimento ad un gazebo situato all’ingresso dell’isola da utilizzare come information center privilegiato, riconoscibile attraverso adeguata segnaletica; -il personale dell’information center dovrà essere dotato di materiale informativo, sintetico e semplificato, sui contenuti delle ordinanze dove sia ben evidenziato il livello sanzionatorio; -il personale effettuerà una continua sorveglianza del territorio, coadiuvati, per il sistema sanzionatorio, dal Corpo Forestale presente sull’isola, dal Comando di Polizia Municipale e da altre Forze; -il personale dovrà essere adeguatamente riconoscibile attraverso l’utilizzo di una divisa. E’ importante inoltre:

• verificare e collaudare i punti di approvvigionamento della rete idrica; • potenziare gli stessi punti lungo la rete di adduzione di Cannigione; • fornire carta toponomastica del territorio alle Forze antincendio. 108/123

2.2.5.2. Isola di La Maddalena

E’ la maggiore per estensione, con un insediamento umano stabile di circa 13.000 persone. Le situazioni di grave rischio sono determinate dal richiamo turistico esercitato dalle poche spiagge presenti, con un’attività concentrata nel mese di agosto. In prossimità di questi luoghi è necessario intervenire con un controllo del territorio mirato soprattutto alla organizzazione delle aree di sosta. Infatti, lungo gran parte dell’isola, sulla strada provinciale Panoramica, è presente una linea di idranti, in numero di sette, che consente un rapido intervento, che in futuro dovrà essere potenziata per poter garantire una sufficiente copertura di altre aree limitrofe. Il sistema idrografico è scarso , come per il resto dell’Arcipelago; sono presenti due bacini, uno in località Mongiardino e uno in Regione Gambino, utilizzate per l’approvvigionamento idrico dell’abitato. La discarica di Sasso Rosso, ormai non più attiva, può creare due tipi principali di problemi:

• sviluppo di incendio accidentale o per combustione di materiali facilmente infiammabili e condotti a discarica in maniera impropria; • presenza di discariche abusive, che favoriscono l’innesco di incendi. In questo senso l’Ente Parco ha operato attraverso la rimozione dei rifiuti da molti siti inquinati, conducendo a discarica autorizzata la parte più voluminosa (es.materiale ferroso, autoveicoli abbandonati). Gli interventi sulla rete viaria sono in via di definizione per la necessità di valutare la compatibilità ambientale con la reale efficacia di tale intervento. E’ necessario, inoltre:

• verificare e collaudare i punti di approvvigionamento della rete idrica; • istituire una sede permanente dei Vigili del Fuoco; • eliminare le discariche abusive eventualmente formatisi 2.2.5.3. Isola di Santo Stefano Vista la limitata presenza di turisti e il loro controllo operato dalla Valtur non c’è un reale pericolo. Inoltre la presenza della base militare garantisce un controllo e un intervento sicuramente efficace.

2.2.5.4. Isola di Spargi

L’area frequentata è estremamente ridotta, poche cale sono interessate da una presenza significativa di turisti. In realtà è necessaria la presenza di almeno due squadre di due operatori impiegati come vedette, per il controllo e monitoraggio della parte a mare e a terra, durante tutto il periodo della stagione estiva. Stesso discorso deve essere fatto per ogni altro settore delle isole. In particolare, è necessario puntualizzare che nella maggior parte dei casi le presenze sono limitate ad alcuni luoghi ben definiti. A questo fa eccezione l’isola di Santa Maria dove sono presenti anche modeste attività agricole; si segnala in quest’ultima isola la presenza di uno stagno salmastro, con una estensione di circa due ettari. L’Ente Parco, comunque, grazie ai finanziamenti stanziati dall’Assessorato Regionale all’Ambiente, posizionerà nelle isole di Spargi, Santa Maria e Budelli, alcuni bocchettoni di presa a mare per fare fronte ad eventuali situazioni di urgenza.

2.2.6. Consistenza e localizzazione dei mezzi, strumenti e risorse umane, nonché la procedura per la lotta attiva contro gli incendi boschivi Viene riportato di seguito l’elenco delle necessità di personale per i diversi settori, dove viene evidenziato lo stato attuale e le necessità presenti.

Settore di Riferimento, Copertura Attuale, Necessità future,

‹ Isola di La Maddalena: Associazione Volontari protezione civile (30 unità circa) Almeno altre 4 squadre di vedette itineranti per avere una copertura di 24 h con l’opportuna riserva; ‹ Isola di Caprera: Ente Foreste (8 unità), CFS (6 unità per coordinamento e guida mezzi) Incremento delle vedette itineranti con compiti di controllo del territorio Isola di Santo Stefano; Raggiungibile facilmente dal CFVA di Palau; ‹ Isola di Spargi: 2 squadre di due persone per una copertura di 16 ore; ‹ Isola di Santa Maria –La Presa: 2 squadre di due persone per una copertura di 16 ore; ‹ Isola di Budelli: 2 squadre di due persone per una copertura di 16 ore; ‹ Isola di Razzoli: 2 squadre di due persone per una copertura di 16 ore; ‹ Isole Intermedie (Stramanari, Piana, ecc.) Da abbinare al controllo a mare; ‹ Piccole Isole (Mortorio, Bisce, Soffi). 2 squadre di due persone per una copertura di 16 ore.

2.2.7. Organigramma dell’apparato della lotta agli incendi boschivi

2.2.7.1. Nuclei antincendio operanti nel territorio del Parco o Punti di avvistamento Un apparato antincendi efficace, che consenta tempestività d’intervento e quindi il contenimento dei possibili danni in termini di superficie percorsa dal fuoco, si fonda su una buona organizzazione del servizio di avvistamento e di allertamento dell’apparato di lotta attiva. In tal senso, il territorio dell’Arcipelago di La Maddalena si auspica venga sorvegliato giornalmente dalle vedette assunte stagionalmente dall’Ente Foreste della Sardegna, dislocate in Comune di Palau – Loc. “Stazzu Pulcheddu” e “Monte Moro” in Comune di Arzachena. Le vedette, munite di apposito apparato radio connesso alla rete radio regionale del C.F.V.A., dovranno garantire il servizio per il periodo 1° Giugno/30 Settembre, salvo proroga al mese di ottobre, secondo gli orari e il sistema organizzativo predisposto dall'Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Tempio. Come già evidenziato nella scorsa CAIB, è necessario incrementare tale attività, attraverso l’attivazione di un ulteriore punto di avvistamento in località “Guardia Vecchia” a maggiore controllo delle isole minori (Spargi, Budelli, Razzoli, Santa Maria).

A. Nuclei di pronto intervento del C.F.V.A. Opereranno nell’ambito territoriale del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, con adeguato contingente di personale. In particolare opereranno: Stazione Forestale di Palau: n°7 unità (1 Ispettore, 6 Assistenti) Dotazione mezzi: Mitsubishi Pajero: attrezzato con modulo antincendio da 500 litri. Automezzi per attività di perlustrazione (2 Panda e 1 Rover)

B.L.O.N C.F.V.A. (Base Logistica Operativa Navale): n°3 unità (1 Sottufficiale, 2 Assistenti) Dotazione mezzi: • Motovedetta semiplanante • Gommone • Motopompa barellabile • Mitsubischi Pajero per attività di perlustrazione. Le pattuglie del C.F.V.A. effettueranno il servizio di pattugliamento e controllo del territorio del Parco compatibilmente con la necessità di garantire la presenza anche negli altri Comuni di competenza (Palau – Santa Teresa). Il personale della B.L.O.N. svolgerà la propria attività di vigilanza a mare e interverrà, se necessario, sugli incendi che dovessero insorgere soprattutto nelle isole minori. Riguardo la necessità di presidiare le isole minori durante le ore più a rischio, è intenzione dell’Ente Parco di promuovere, presso le associazioni di volontariato, una azione di sensibilizzazione per garantire un servizio minimo di pronto intervento in tali località, così preziose sotto ilo profilo ambientale. L’arco giornaliero di servizio corrisponderà alle ore di maggiore rischio e potrà essere variato in relazione alle condizioni meteorologiche, secondo le disposizioni del Servizio Ripartimentale delle Foreste di Tempio e le direttive del C.O.R. (Centro Operativo Regionale).

B. Nuclei del C.F.S. Organico: n°12 unità con sede nell’isola di Caprera. Mezzi a disposizione: N° 1 Fiat OM 75 P. 4x4, capacità capienza acqua nel serbatoio HL 27,00, capacità capienza schiumogeno del serbatoio HL 04,00, modulo antincendio tipo Baribbi, due posti, non è possibile usare il veicolo in movimento con la pompa inserita, velocità massima 90 Km/h; N°1 autocarro Fiat IVECO WM 4x4, capacità capienza acqua nel serbatoio HL 10,00, sprovvisto di schiumogeno, modulo antincendio Baribbi, sei posti, possibilità di usare il veicolo in movimento con la pompa inserita, velocità massima 100 Km/h; N° 1 Mercedes Benz Atego 1828, modulo antincendio tipo VAP 7500 della B.A.I, capacità capienza acqua nel serbatoio HL 74,50, capacità capienza schiumogeno del serbatoio HL 03,30, è possibile usare il veicolo in movimento con la pompa inserita, velocità massima 90 Km/h; N° 2 campagnole Land Rover Defender 110 Pick-up, con modulo antincendio. La stazione di Caprera è dotata di impianto di rilevamento antincendi. Il personale di questo Comando assicura giornalmente l’attività di sorveglianza diretta a prevenire, e se nel caso, reprimere, l’insorgenza degli incendi boschivi. A tal fine, il Comando Stazione del C.F.S. annualmente provvedeva a chiudere al traffico veicolare, dal 1° Luglio al 30 Settembre, tre tratti di strada che non conducono a zone di balneazione, al fine di garantire un più rapido e sicuro transito dei mezzi d’intervento e soccorso e per maggiore sicurezza dei visitatori. L’Ente Parco provvede a liquidare le spese di carburante , riparazione automezzi utilizzati per il pattugliamento e missioni del personale.

C. Nuclei dei Vigili del Fuoco A La Maddalena, nel mese di agosto, è operante una squadra VF di 6 uomini, dotata di un fuoristrada con modulo da 400 litri e una APS da 1600 litri. Si rende necessario, quindi, istituire una sede permanente, vista l’importanza della presenza in loco di un Comando VV.FF. L’eventuale sede dovrà essere dotata di un locale per il personale, di un’area riservata ai mezzi operativi e dovrà essere ubicata in una zona vicina al centro abitato.

D. Nuclei di operai forestali dipendenti dall’Ente Foreste L'Ente Foreste ha programmato, per lo svolgimento dei compiti di vigilanza e pronto intervento, la presenza di un nucleo operativo nell’isola di Caprera, in località Case Bianche, composto da un automezzo tipo Mitsubishi 5, con botte da lt. 500, da tre autisti e cinque operai di lotta che copriranno due turni di lavoro e saranno operativi su radio 8 e 22. L’Ente Foreste di Tempio segnala, riguardo alla dotazione di strutture fisse a supporto della lotta agli incendi boschivi, la necessità di ripristinare alcune ricerche idriche ubicate in località “Teialone” parte bassa, e riattare alcuni vasconi militari, ivi ugualmente ubicati, capaci di contenere diverse decine di migliaia di litri di acqua per l’approvvigionamento di autobotti ed altri mezzi impegnati in lotta antincendio. A tal fine, a partire dai citati vasconi, si rende opportuna la realizzazione di una condotta idrica sulla quale innestare diversi punti di caricamento rapido. Per il ripristino di n° 2 cisterne occorre: rifare il fondo in calcestruzzo previa sostituzione della rete elettrosaldata, posa in opera di un tubo in polietilene dalla valvola del troppo pieno fino a bocchettone di presa in ghisa (10 m circa). Previsione di spesa: Euro 2.324,06

Per il ripristino n°1 cisterna: costruzione di un pozzetto da aspirazione in cemento provvisto di sportellino il cui riempimento avviene grazie al posizionamento di una breve condotta in polietilene, ricostruzione della porticina di accesso alla cisterna per effettuarne la bonifica. Previsione di spesa: Euro 4.131,66

E. Associazioni di volontariato Nel territorio del Parco opera l’Associazione Volontari della Protezione Civile. L’attività antincendio viene svolta tutto l’anno, H. 24, con reperibilità di 15 minuti dal momento della chiamata; durante la campagna antincendio decretata dal Presidente della Giunta della Regione Autonoma della Sardegna (15 Giugno-15 Settembre), l’attività viene svolta con pronto intervento durante orari prestabiliti e reperibilità ed intervento in 10 minuti. Dalle 13.30 alle 19.30 di tutti i giorni della campagna antincendio, orario a maggior rischio, vengono effettuati:

• servizio di vedetta fissa presso la postazione di “Sasso Rosso”, La Maddalena; da tale sito viene effettuato anche il servizio radio con gli altri Enti Istituzionali e con le squadre dell’Associazione; • pattugliamento di tutto il territorio comunale con un fuori strada sul quale è installato un modulo antincendio ad alta pressione e una cisterna da 500 litri di capacità; l’equipaggio è composto da due volontari; • pattugliamento delle isole minori con gommone di 7 m e doppia motorizzazione di proprietàdell’Associazione; • intervento sulle isole minori o in zone costiere, coordinato dal Comando di Circomare – La Maddalena; il personale Volontario viene trasferito sul posto con il gommone e l’intervento viene svolto con moto pompe e manichette antincendio UNI 70 e UNI 45, di proprietà dell’Associazione; • servizio di salvaguardia delle attività costiero-balneari e di pronto intervento, con medici e paramedici e con personale con brevetto di bagnino e assistente al nuoto, su tutta l’area del Parco, a terra e a mare, con autonomia di movimento con gommone, ambulanza e attrezzature dell’Associazione; • attività di prevenzione e informazione, con la distribuzione di migliaia di opuscoli forniti dal Dipartimento della Protezione Civile; • attività correlate, quali servizi di assistenza a manifestazioni pubbliche. Per le attività antincendio vengono impiegati giornalmente almeno 8 volontari per turno che, in caso di intervento particolarmente gravoso o complesso, aumentano fino ad un massimo di 30 Volontari, di esperienza pluriennale nel settore. Segnalano:

la necessità di poter disporre di una sede adeguata; l’opportunità di incrementare i punti di approvvigionamento d’acqua sulla strada panoramica sull’isola madre; il bisogno di avere un proprio centro telefonico.

L’Ente Parco ha stipulato una convenzione con l’Associazione Volontari della Protezione Civile per il rimborso delle spese sostenute nell’ambito delle attività su menzionate, contribuendo al controllo del territorio e degli incendi.

F. Mezzi di proprietà dell’Ente Parco L’Ente mette a disposizione i mezzi in dotazione per le esigenze di chi dovrà occuparsi di prevenzione e sicurezza.

n. 2 Fiat Panda 4x4 Trekking, in uso presso l‘Ente Parco; n. 1 Land Rover Defender, in uso presso la sezione di P.G. della Capitaneria di Porto per la Procura della Repubblica di Tempio; n. 1 Land Rover Defender, in uso presso il C. F. S.; n. 2 Land Rover pick up con modulo antincendio, in uso presso il C.F. S.; n. 1 pilotina DC 10, in uso presso l’Ente Parco; n. 1 battello pneumatico SACS 7.50, in uso presso l’Ente Parco; n. 1 battello pneumatico SACS 7.50, in uso presso la finanza; n. 1 battello pneumatico Novamarine RH 4,60, in uso presso la Guardia di Finanza; n. 1 battello pneumatico Novamarine 4,60, in uso al C. F. S.; n. 1 battello pneumatico Asso Prestige con prua abbattibile, in uso presso l’Associazione Volontari della Protezione Civile; n. 1 battello pneumatico Novamarine 7,00 mt, in uso all’Ente n. 1 autobotte pompa Mercedes Benz Atego 1828, in uso presso il C.F.S. G. Fabbisogno mezzi antincendio E’ di seguito riportato l’elenco dei mezzi considerati necessari per l’attività antincendio nel territorio del Parco. Per ogni tipologia è indicato il costo sul mercato.

• n°1 battello PN. HD NINE EFB TUG completo di cabina con parabrezza e sistema per applicazione lancia antincendio, due motori da 300 HP cadauno Euro 206.582,65 • n° 1 autocabinato DIESEL, trazione 4x4, dotato di serbatoio acqua, pompe eroganti in bassa ed alta pressione, generatore di corrente con gruppo fari, dispositivi di alimentazione cesoie e divaricatori per interventi incidenti stradali Euro 92.962,24 • n° 1 mezzo nautico da sbarco con portellone a prua per trasportare un mezzo 4x4 sulle piccole isole, funzione trasporto persone e materiali di emergenza, funzione antincendio (motopompe più cannoncino), funzione antinquinamento con disperdenti, funzione di trasporto autoveicoli Euro 309.874,13 • n°6 pompe barellabili con manichette UNI 45 e Uni 70 e dotazioni accessorie sei motopompe barellabili DIESEL da 10HP con kit aspirazione Euro 42.865,92 cinque manichette jet per VVF lungh. m 20 raccordata UNI 45 pressione di esercizio 20 bar Euro 516,46 114/123

cinque manichetta jet per VVF lungh. m 20 raccordata UNI 70 pressione di esercizio 20 bar Euro 161.23 n°12 vasconi di rilascio autoreggenti trasportabili da 500/1000 litri Euro 557,77/cadauno

• n°20 soffiatori a norma CE Euro 431,24 Inoltre, si ritiene necessario avere a disposizione un elicottero nell’eliporto di Caprera, per intervenire in caso d’incendio nelle piccole isole, e un’ambulanza carrabile. Costo elicottero: Euro 2.582,28 per ora di volo Ambulanza carrabile: Euro 49.063,41 Per quanto non esplicitamente previsto nel contesto della presente sezione stralcio, si rimanda alle misure contenute nel Piano Regionale Antincendi e alle Prescrizioni Antincendi 2006. 115/123

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Installazione e manutenzione impianti antincendio Cagliari Sardegna